Radio Radicale, Crimi: la convenzione non sarà rinnovata, mai fatta una gara. Replica l’emittente: agiamo in proroga. Esplode la solidarietà

“La posizione è molto chiara: l’intenzione del Governo, mia e del Mise è di non rinnovare la convenzione con Radio Radicale”. Lo ha detto il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi interpellato al suo arrivo a un convegno sull’informazione locale in Lombardia. “Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o vuole la sua chiusura”, ma “sta nella libertà del Governo farlo”, ha detto Crimi, affermando che l’emittente “ha svolto da 25 anni un servizio senza alcun tipo di gara e valutazione dell’effettivo valore di quel servizio”.

Vito Crimi

Il sottosegretario Crimi ha sottolineato che negli anni a Radio Radicale “la convenzione è stata rinnovata come una concessione”. Ora, ha concluso, “la valutazione è stata fatta: esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni”.

La replica di Radio Radicale. “Senza entrare nel merito delle dichiarazioni del sottosegretario Vito Crimi, ribadiamo che la convenzione tra Radio Radicale e il Mise si è avviata a seguito di una gara indetta il 1 aprile del 1994 e che da allora il servizio è proseguito in regime di proroga, nonostante Radio Radicale abbia sempre richiesto che venisse rimesso a gara”. Lo si legge in una nota di Radio Radicale.

Interpellato in merito alla vicenda di Radio Radicale, anche il commissario dell’Agcom Mario Marcellini, relatore allo stesso convegno di Crimi, ha detto la sua: “io trovo che Radio Radicale abbia un ruolo distintivo e addirittura qualificante nel modo in cui racconta il dibattito culturale italiano. È presente a tutti i convegni e li trasmette senza censure”. E ha aggiunto sulla decisione di non rinnovare la convenzione, “mi aspetterei su questo un diverso punto di vista. Ci sono mille strumenti con cui il diritto può salvaguardare le imprese senza rottamarle. Per quello che mi riguarda cercherò di sostenere questa causa”.

“La voce di Radio Radicale non può essere spenta. Non si può cancellare uno strumento prezioso che per oltre 40 anni ha garantito al nostro Paese un’informazione libera, trasversale,corretta ed estremamente preziosa, svolgendo di fatto la funzione di servizio pubblico del quale hanno potuto usufruire generazioni di italiani”. Lo ha detto la presidente del Senato Elisabetta Casellati. “Sarebbe una decisione grave sulla quale a mio avviso si dovrebbe riflettere ancora. In democrazia si deve puntare a rafforzare il pluralismo dell’informazione. Non a limitarlo”.

Quella di Casellati non è l’unico intervento di oggi a sostegno della battaglia per Radio Radicale: da Mariastella Gelmini a Stefano Parisi, da Renato Brunetta a Piero Fassino e Valeria Fedeli, sono tantissime le voci che, trasversalmente agli schieramenti, si sono espresse in difesa dell’emittente per il contributo dato in 25 anni alla libertà di informazione in Italia. Tanti lo hanno fatto via social e sono stati ripresi dal profilo ufficiale Twitter della radio. Una lista che si aggiunge al lungo elenco di chi già è intervenuto (da Piero Angela a Bernard-Henri Lévy) a sostegno di Radio Radicale e degli oltre 60mila che hanno firmato la petizione. La Fnsi parla di una “crociata politica e ideologica” e di “una visione che ha portato il governo italiano a votare contro la direttiva europea sul diritto d’autore”.

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