Caltagirone editore punta sul digitale. Il presidente Gianni: da lì la capacità di crescita

Caltagirone editore “sta investendo da tempo nel settore digitale, perché il futuro è quello ed è lì che ha più capacità di crescita: continueremo a investire su questo mercato”. Lo ha detto il presidente della società, Francesco Gianni, nel corso dell’assemblea che ha approvato il bilancio del 2018 e la relazione sulla remunerazione con una percentuale del 98% del capitale presente.

“Il 58% dei soggetti che vanno su Internet entrano su un sito della Caltagirone editore” e la società “è il terzo gruppo editoriale italiano di news on line”, ha detto Gianni.

Rispondendo alle sollecitazioni di alcuni azionisti, il presidente ha anche affermato che per un eventuale annullamento di azioni proprie “non c’è stata finora alcuna valutazione da parte del cda: prendiamo atto e ne discuteremo per vedere se ci sono vantaggi”. Esclusa, infine, la vendita di testate: “Il mio mandato – ha spiegato Gianni – non è quello: sono sicuro che l’anno prossimo avremo le stesse testate che abbiamo quest’anno”.

Il bilancio 2018 è stato invece illustrato dall’amministratore delegato Albino Majore, che ha sottolineato il ritorno all’attivo del Mol “grazie al taglio dei costi: è un lavoro di fino cominciato dieci anni fa”. Quanto alla pubblicità, Majore ha ricordato che è legata ai consumi che, ha spiegato, “nella migliore delle ipotesi sono stabili”.
Quanto al digitale e agli investimenti che il gruppo prevede di mettere in moto, Majore ha sottolineato che il tutto avverrà “con la prudenza che ci contraddistingue: non facciamo mai i passi più lunghi della gamba, ma in funzione del mercato siamo sempre pronti a investire”. Tuttavia, ha ricordato, “il vero guadagno del digitale al momento ce l’hanno gli Over the top”.

“Come direbbero i ragazzi, anche no”, è stata invece la risposta dell’amministratore delegato dell’editrice ai cronisti che a margine dell’assemblea della società chiedevano se ci fosse un interesse per la Gazzetta del Mezzogiorno. Si tratta di un giornale, ha spiegato Majore, “che perde il 30% del fatturato: non ci interessa, non se ne è parlato perché non c’è stata l’occasione, ma io non sarei favorevole”.

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