Salone Libro: si infiamma lo scontro per la presenza di Altaforte, casa editrice vicina a Casapound

Si accende la polemica attorno alla 32esima edizione del Salone del Libro di Torino, in programma da giovedì 9 a lunedì 13 maggio. A scatenarla la presenza di Altaforte, casa editrice ritenuta vicina a Casapound, alla manifestazione, che ha provocato una serie di defezioni.

Dopo Wu Ming e lo storico Carlo Ginzburg, anche il fumettista Zerocalcare, la presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo e numerose altre case editrici hanno annunciato l’intenzione di non partecipare alla buchmesse. Contro le defezioni ha puntato il dito Francesco Polacchi, editore di Altaforte: “Io sono fascista. L’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Una replica che ha provocato la presa di posizione della sindaca Chiara Appendino, che ha definito la cultura unico “argine a ogni possibile degenerazione”, invitando a partecipare al Salone perché solo così “si vince”.

“Non ci sono elementi per negare l’accesso al Salone del Libro alla casa editrice Altaforte, per quanto reputi la sua attività e la sua presenza non gradite”, ha sostenuto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, secondo cui “il libro, per definizione, è un elemento di apertura e nulla è peggio di utilizzare argomenti amministrativi per impedire una presenza, per quanto discutibile”.

Ma sono tanti quelli che hanno scelto di rinunciare alla vetrina del Salone. “Una manifestazione promossa dal ministero per i Beni Culturali della Repubblica italiana non può includere propaganda nazifascista”, hanno affermato gli storici dell’arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari annunciando il loro forfait. “L’istituzione può cavillare, distinguere e riservare alla magistratura il compito di combattere il fascismo. Il singolo cittadino può invece praticare un antifascismo più diretto e sanguigno”, ha aggiunto Roberto Piumini, che al Lingotto avrebbe dovuto presentare in anteprima il suo ultimo libro, ‘Storie per voce quieta’. “Non parteciperò all’incontro”, ha chiosato.

“Contro qualsiasi oscurantismo, le parole, le idee e la presenza sono le armi più efficaci per la cultura e la democrazia”, ha affermato invece la casa editrice Einaudi, che sarà invece presente, così come minimum fax: “In un contesto politico e culturale difficile e pericoloso come quello attuale l’azione antifascista di presidio, proposta e coinvolgimento dei cittadini lettori rappresenta oggi come non mai un valore da preservare e rafforzare”.

Intanto sui social l’hashtag #iovadoatorino è entrato in trend topic. “Al Salone del libro di Torino io ci andrò. La faremo non ‘nonostante’ la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio ‘a motivo’ della loro presenza”, ha commentato la scrittrice Michela Murgia.

Nessun passo indietro nemmeno da Altaforte, che ci sarà, “perché ora è una questione di principio. Eravamo pronti alle polemiche, ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov”, ha detto Polacchi, che punta il dito contro Zerocalcare.

Di questa mattina invece la richiesta da parte della capogruppo M5S al Comune di Torino, Valentina Sganga, di escludere Altaforte. “Il Salone deve essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie, il momento pubblico dove dare battaglia con la forza delle parole e argomentazioni. Ma può esserlo a una sola condizione: l’esclusione di Altaforte e di Polacchi”, ha scritto via Facebook Sganga, secondo cui “qualsiasi via intermedia, qualsiasi compromesso sancirebbe per il Salone una perdita sul piano culturale che non possiamo accettare”.

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