Rai, i giorni dell’ira: tutte le forze politiche attaccano Viale Mazzini per motivi diversi

E’ arrivata ieri alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai  una lettera dal vertice di Viale Mazzini (.pdf) che sottolinea la correttezza della nomina del presidente Marcello Foa ‎anche alla presidenza di Rai Com. La lettera (in allegato) è la risposta alle richieste e alle feroci critiche espresse dalla maggioranza dei commissari nella Vigilanza del 16 aprile, di fronte a una decisione inusuale presa, come si sa, per arrotondare gli emolumenti di Foa, che ha molto innervosito i rappresentanti della politica, soprattutto i Pd (ieri hanno presentato una risoluzione contro il doppio ruolo di Foa)che già considerano illegale aver affidato la presidenza di Viale Mazzini al giornalista svizzero, immaginarsi anche un secondo incarico!

Il presidente della Rai, Marcello Foa (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

Particolarmente sensibile alla faccenda il commissario Pd Anzaldi che giudica la lettera “imbarazzante con informazioni sballate e fuorvianti” e si chiede perché “l’amministratore delegato Salini si è prestato a questa ingenua sceneggiata”.
In effetti la lettera cita diversi precedenti di presidenti (Tarantola e Maggioni) presenti con ruoli istituzionali in Treccani, in Confindustria e in Confindustria Radio Televisioni, e direttori generali (Gubitosi, Campo Dall’Orto e Orfeo) che hanno assunto incarichi in consigli di amministrazione di controllate Rai o come rappresentanti Rai in istituzioni internazionali, perfettamente in linea con il loro mandato. Situazioni che non hanno nulla a che fare con la vicenda di Rai Com che è la controllata che si occupa della commercializzazione dei programmi o asset Rai e in futuro, per una strana scelta, editore del canale in lingua inglese.

La vicenda di Foa è  un bubbone che rischia di scoppiare perché si lega con lo stato di estrema tensione politica che si è creata a Viale Mazzini in vista delle nomine che dovrebbero essere comunicate al cda domani, giovedì 9 maggio. Nomine di manager per importanti posizioni come quella di Transformation Officer, per cui è papabile Pietro Gaffuri, come scrive Anna Rotili in un articolo sul numero di Prima in edicola e disponibile in edizione digitale, mentre al Personale si parla di Felice Ventura, direttore acquisti Rai, e di Massimo Ferrario, vicino alla Lega, in forza alla sede regionale della Liguria alla Produzione. Verso la riconferma sarebbero il direttore finanziario Giuseppe Pasciucco e il capo degli Affari Legali Francesco Spadafora, nominato dallo stesso Salini.
In ballo c’è anche il direttore della Comunicazione, che dovrebbe essere Marcello ‎Giannotti, il portavoce di Salini, anche se avrà un perimetro di intervento molto più ristretto del direttore uscente Giovanni Parapini, perché per accontentare più appetiti la Comunicazione è stata spacchetta in tre direzioni: le Relazioni Istituzionali, già presidiate da Fabrizio Ferragni, ex direttore del Tg1, ex dc e oggi sovranista e legato a Foa, e le Relazioni Internazionali, dove c’è come vice direttore Simona Martorelli, che dovrebbe essere promossa.

Nel collage (Foto Ansa), accanto alla sede Rai di Viale Mazzini, dall’alto: Davide Faraone, Vincenzo Spadafora e Matteo Salvini

Ma non finisce qui. Ad agitare i succhi gastrici dei politici, soprattutto di Salvini e dei leghisti, ci sono le vice direzioni di Rai1, una rete affidata a Teresa De Santis (finora un direttore fantasma: non ha ancora preparato i palinsesti per l’autunno) che ha ben sei caselle da riempire. Ci sono candidati di tutti i generi: dal giornalista Franco Di Mare, a Maria Teresa Fiore esperta di palinsesto vicino a Gasparri, Mino Infante, giornalista e conduttore vicino alla Lega, a Franco Argenziano, producer a Rai 3, mentre dovrebbero essere confermati due esperti come Claudio Fasullo all’Intrattenimento e Paola Sciommeri, alla Pianificazione e Mezzi.
Il problema è che le nomine della Rai ormai si giocano tra Palazzo Chigi e San Macuto, sede della Vigilanza, dove si sta assistendo – come risultato dello scontro tra i giallo verdi – al rovesciamento delle alleanze politiche sulla Rai con M5S e Pd (che ha votato la risoluzione su Foa) che flirtano alla grande. Lo si è visto nella riunione del 16 aprile con entrambi gli schieramenti scatenati contro Foa, e anche sui giornali e agenzie con dichiarazioni, come oggi quelle del grillino Primo Di Nicola, che fanno prevedere un cambio di maggioranza a San Macuto. Tanto più che la responsabilità della Rai per il Movimento Cinque Stelle è passata dall’esagitato PierLuigi Paragone, che sembra vada ad occuparsi di banche, al diplomatico e civile Vincenzo Spadafora, il consigliere di Di Maio.

Intanto Matteo Salvini, furibondo, reagisce minacciando di privatizzare una rete Rai, per la serie ‘chi se ne frega’, e facendo con continue contumelie di Fabio Fazio un eroe della resistenza dei combattenti di Viale Mazzini.

Domani la prossima puntata, speriamo, con il rito delle nomine.

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