Le proposte M5S sul conflitto di interessi: ricchi, editori e monopolisti fuori dalla politica

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L’esclusione dalla vita pubblica, per chi dispone di patrimoni mobiliari e immobiliari oltre i 10 milioni di euro, anche all’estero, fatta eccezione per i titoli di Stato. E poi, tetto massimo di due mandati – anche non consecutivi – esteso a tutti, e multe salate per chi non rispetta i criteri su incandidabilità e incompatibilità con le cariche ricoperte, sia per i singoli sia per i partiti che scelgono di candidarli, una legge per regolare le lobby ‎. Questi sono i punti delle tre proposte di legge M5S sul conflitto di interessi” anticipate ieri dall’HuffPost in un articolo di Claudio Paudice.
Proposte che riportano al rigore dei Cinquestelle prima maniera che tanto piaceva al loro letterato e su cui c’e’ da giurare si scateneranno furiose polemiche.

‎HuffPost inizia raccontando la proposta di legge a prima firma Dadone sulle incompatibilità. “La bozza del provvedimento stabilisce che si trovano in conflitto di interessi tutti i candidati a cariche parlamentari o europarlamentari proprietari, possessori o che abbiano la “disponibilità di partecipazioni superiori al 5 per cento del capitale sociale, ovvero anche inferiore a tale percentuale in caso di società con un volume di affari superiore a 10 milioni di euro annui o comunque superiore al 3 per cento del volume di affari complessivo nel mercato di riferimento in ambito nazionale” che ha rapporti di qualsiasi natura con la pubblica amministrazione”. ‎La definizione è estesa anche alle imprese che lavorano in regime di autorizzazione o concessione, o che lavorano in forza di un contratto soggetto alla disciplina del Codice degli appalti o, infine, che operano in settori strategici come l’informazione, la comunicazione, l’energia, le infrastrutture, trasporti e altri settori. In altre parole: ricchi, editori e monopolisti tagliati fuori dalla politica”.

E non basta che un’impresa sia gestita per interposta persona o da società fiduciarie infatti le ‎restrizioni valgono non solo per gli imprenditori ma pure per dirigenti, gestori e amministratori a vario titolo. “Chi nei trecento giorni precedenti alle elezioni si trova in un conflitto di interessi così definito dalla nuova legge, è automaticamente dichiarato ineleggibile. Così come lo sono tutti coloro che hanno ricoperto già la carica di membro del Parlamento per due mandati, anche se non consecutivi. In altre parole, la regola base del M5S estesa a tutti i membri di Camera, Senato ed Europarlamento”. I Cinquestelle non salvano nessuno: ” le cause di incompatibilità si estendono anche alle attività professionali o di lavoro autonomo, siano esse associate o societarie, di consulenza o arbitrale, siano in favore di soggetti pubblici sia in favore di soggetti privati in ambito di interesse pubblico” scrive sempre l’HuffPost che sottolinea come “la proposta Dadone stabilisce anche multe salate per chi non rispetta i criteri di ineleggibilità e di incompatibilità. Per i primi che si sono candidati pur trovandosi in una situazione di conflitto di interessi, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato commina una sanzione pari a quattro volte l’indennità parlamentare fino alla data della dichiarazione; per i secondi la sanzione è pari a otto volte l’ammontare dell’indennità fino alla data di decadenza, se ha optato per rimuovere le cause di incompatibilità e non l’ha fatto entro il termine perentorio di trecento giorni. La sanzione si irroga per lo stesso importo anche al partito o al movimento politico che hanno candidato il parlamentare ineleggibile o incompatibile.

E poi c’e un altro campo di intervento con la bozza sul nuovo e tanto atteso regolamento del lavoro in Parlamento delle lobby. A prima firma Silvestri ” punta alla creazione non solo di un registro dei portatori di interessi ma anche all’istituzione di un Comitato di Sorveglianza che verifichi le dichiarazioni e il rispetto del Codice deontologico da parte di tutti i lobbisti. Questo nuovo organo dovrà essere composto da tre componenti: uno eletto tra i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura tra i medesimi componenti a maggioranza assoluta, uno eletto tra i componenti della Corte Costituzionale tra i medesimi componenti a maggioranza assoluta, uno eletto tra gli avvocati dopo venti anni di servizio, dai Consiglieri del Consiglio Nazionale Forense a maggioranza assoluta”.‎

‎Il compito del Comitato sarà di sorvegliare, come e’ scritto nella bozza sulla “trasparenza dei processi decisionali pubblici e del rapporto tra gli interessi particolari e la pubblica amministrazione”. Annualmente è tenuto a stilare una relazione che dia conto del lavoro svolto, e a istituire un sito internet sulle attività di rappresentanza svolte dai portatori di interessi. Allo stesso tempo dovrà verificare il rispetto del Codice deontologico di tutti i rappresentanti. Anche in questo caso sono previste sanzioni, che vanno da 50mila a 250mila euro per chi fornisca informazioni false o non ottemperi alle richieste di maggiori informazioni da parte del Comitato di Sorveglianza.

E infine c’e’ la proposta di legge Macina che affronta invece il conflitto di interessi per i membri del Governo nazionale, regionale e locale e per i componenti delle autorità indipendenti. E stabilisce che sussiste per chiunque sia “titolare di un interesse privato idoneo a interferire con l’imparzialità necessaria all’adempimento degli specifici compiti a cui il titolare della carica è preposto”. Sottolinea L’HuffPost che “i criteri per integrare un conflitto sono gli stessi della pdl Dadone, sia quelli patrimoniali che non patrimoniali. Chi si appresta a far parte del Governo dovrà entro dieci giorni dall’assunzione della carica comunicare all’Autorità garante della Concorrenza qualsiasi ruolo pubblico ricoperto in passato, sia esso anche in enti di diritto pubblico, e qualsiasi lavoro autonomo o attività professionale svolta. L’autorità stessa potrà invitare il soggetto in situazione di conflitto di interessi ad astenersi dal compiere qualsiasi atto e a rimuovere detta situazione entro dieci giorni. A ben vedere il Garante svolgerà il ruolo di controllore del membro del Governo attenzionato, fino a comminargli una sanzione amministrativa da 50mila fino a 500 mila euro nel caso di mancato rispetto delle sue prescrizioni”.