Rcs Periodici: giornalisti in stato di agitazione. Il cdr: tavoli per l’estensione a tutti dell’integrativo e sull’organizzazione del lavoro nelle redazioni web

Stato di agitazione dei giornalisti della Rcs Periodici. “L’assemblea dei giornalisti, si legge in una nota diffusa dal Comitato di redazione e pubblicata sul sito Fnsi, prende atto dei positivi risultati aziendali, che hanno generato la distribuzione di dividendi e l’erogazione di premi ai manager, e ribadisce la centralità del ruolo dei giornalisti all’origine di questo successo”.

Allo stesso tempo i giornalisti denunciano “il mancato rispetto dell’accordo integrativo del 21 maggio 1992 e il successivo del 1993 in redazioni, cartacee e web, in cui ogni giorno lavorano fianco a fianco giornalisti ai quali è riconosciuto l’integrativo, in toto o in parte, e colleghi che ne sono privi”.

La sede Rcs in via Rizzoli a Milano (Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

L’assemblea dei giornalisti, prosegue la nota, “chiede pertanto l’applicazione in ogni sua parte del suddetto accordo (premio fisso, variabile, auto, rimborso carburante, aggiornamento professionale) a tutti i giornalisti dei Periodici Rcs”, dichiara “la sospensione dell’accordo sullo smaltimento ferie siglato a giugno 2018” e proclama lo stato di agitazione.

L’assemblea, conclude il Cdr, “attende l’apertura di un tavolo per l’estensione a tutti i giornalisti dell’integrativo in ogni sua parte e un tavolo per discutere dell’organizzazione del lavoro nelle redazioni web, in condizioni sempre più problematiche”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Menlo Park si affida ai giornalisti per selezionale alcuni contenuti nel nuovo News Tab

Menlo Park si affida ai giornalisti per selezionale alcuni contenuti nel nuovo News Tab

News Corp al lavoro su un aggregatore di news per rispondere alle preoccupazioni degli editori su Google e Fb

News Corp al lavoro su un aggregatore di news per rispondere alle preoccupazioni degli editori su Google e Fb

Hong Kong, anche YouTube chiude 210 canali che diffondevano fake news sulle proteste

Hong Kong, anche YouTube chiude 210 canali che diffondevano fake news sulle proteste