In Vaticano 5 mila bambini per ‘Il calcio che amiamo’ evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport con il Miur

Sono stati più di 5mila i bambini e i ragazzi che hanno preso parte a ‘Il calcio che amiamo’, l’evento che si è svolto oggi in Vaticano, nell’Aula Paolo VI, alla presenza di papa Francesco. Organizzato da Gazzetta dello Sport in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, la Figc e la Lega di Serie A, l’incontro ha visto anche la partecipazione di atleti, le squadre giovanili di Serie A, allenatori, vertici delle istituzioni sportive italiane – come Gabriele Gravina (presidente Figc), Gaetano Miccichè (presidente Lega Serie A), Giovanni Malagò (presidente Coni), e Roberto Mancini (ct dell’Italia) – e una delegazione della federazione sport paralimpici e sperimentali. Obiettivo riflettere sul calcio come divertimento, educazione e inclusione.

Un momento dell’intervento di Urbano Cairo

“Siamo qui per parlare del calcio che amiamo, quello dei giovani che rappresentano il nostro futuro, per ricordare l’importanza di valori come condivisione, convivenza, rispetto. Il calcio è inclusione, accoglienza”, ha detto nel suo saluto al pontefice Urbano Cairo, presidente di Rcs Media Group, secondo cui il pallone “è come un fratello maggiore che rafforza i concetti di rispetto, lealtà e divertimento”. “Calcio è soprattutto sinonimo di inclusione: la domanda ‘Vuoi giocare con me?’ è uno dei primi gesti di accoglienza che un bambino può manifestare, verso ragazzi più grandi, più piccoli, con disabilità, di altre nazionalità, culture e religioni. Senza mai dimenticare che l’obiettivo di un ragazzo che prende a calci un pallone è divertirsi. Il divertimento va preservato e coltivato, è il lato migliore del calcio e offre ai nostri ragazzi un contenuto di vita sano”, ha ribadito Cairo.

“Lo sport è una grande occasione per imparare a dare il meglio di sé, con sacrificio e impegno, ma soprattutto non da soli”, ha detto il Papa. “Viviamo in un tempo in cui, grazie anche alla presenza massiccia delle nuove tecnologie, è facile isolarsi, creare legami virtuali con tanti ma a distanza. Il bello di giocare con un pallone è di poterlo fare insieme ad altri, passandoselo in mezzo a un campo, imparando a costruire azioni di gioco, affiatandosi come squadra”. “Il pallone – ha proseguito Papa Francesco – diventa un mezzo per invitare le persone reali a condividere l’amicizia, a ritrovarsi in uno spazio, a guardarsi in faccia, a sfidarsi per mettere alla prova le proprie abilità. Cari amici: il calcio è un gioco di squadra, non ci si può divertire da soli! E se è vissuto così, può davvero far bene anche alla testa e al cuore in una società che esaspera il soggettivismo, cioè la centralità del proprio io, quasi come un principio assoluto”.

Il Papa ha richiamato l’attenzione sul valore educativo dello sport. “Tanti definiscono il calcio come ‘il gioco più bello del mondo’. Io penso lo stesso, ma è un’opinione personale. Ma spesso si sente anche dire: ‘il calcio non è più un gioco!’. Purtroppo assistiamo, anche nel calcio giovanile, in campo o a bordo campo, a fenomeni che macchiano la sua bellezza. Ad esempio, si vedono certi genitori che si trasformano in tifosi ultras, o in manager, in allenatori.”.

Il Papa ha rivolto un appello ai dirigenti del mondo del calcio. “Per favore, custodite la amatorialità. Che non finisca la bellezza del calcio nel ‘do ut des’ dei negozi finanziari”. Nel corso dell’udienza il Papa si è rivolto anche ai campioni presenti: “Non dimenticate da dove siete partiti: quel campo di periferia, quell’oratorio, quella piccola società… Vi auguro di sentire sempre la gratitudine per la vostra storia fatta di sacrifici, di vittorie e sconfitte. E di sentire anche la responsabilità educativa, da attuare attraverso una coerenza di vita e la solidarietà con i più deboli, per incoraggiare i più giovani a diventare grandi dentro, e magari anche campioni nella vita. Grandi nella vita: questa è la vittoria”.

Il calcio balilla, che La Gazzetta dello Sport ha regalato a Papa Francesco e che sarà messo all’asta a favore delle Scholas Occurrentes

Nella corso della giornata, si sono svolti tre salottini: ‘Il calcio come divertimento’, ‘Il calcio come formazione e educazione’, ‘Il calcio come integrazione’ ai quali hanno preso parte tra gli altri anche Franco Baresi, il ministro Miur Marco Bussetti, Carolina Morace, Gianluca Pessotto, Arrigo Sacchi, Clarence Seedorf, Samuel Eto’o, Claudio Ranieri e Javier Zanetti.
Il Ministro Bussetti ha premiato anche i tre vincitori del concorso per le scuole Il Calcio e i giovani 2019, indetto dal Miur, per le scuole primarie, secondarie di I grado e secondarie di II grado del Lazio e dell’Abruzzo, sui temi del calcio come forma di educazione, di integrazione e di divertimento.

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