Rai, l’ambasciata svedese protesta per un servizio del Tg2: “troppi errori”. La replica: fatto chiarito, noi corretti

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“A seguito del servizio del Tg2 andato in onda il 19 maggio 2019, l’Ambasciata di Svezia comunica di aver informato la direzione del Tg2 – tramite una nota scritta inviata il 22 maggio – che nel servizio girato in Svezia ci sono diverse affermazioni errate”.  Inizia così la nota con cui l’ambasciata di Svezia in Italia ha replicato a un servizio del notiziario diretto da Gennaro Sangiuliano, che dipingeva il paese scandinavo alle prese con una situazione complicata dal punto di vista dell’immigrazione, con quartieri fuori controllo, quasi inaccessibili per la polizia. Servizio tra l’altro rilanciato via Facebook anche dal vicepremier e ministro degli interni,  Matteo Salvini, con il commento “Svezia invasa. Stop Eurabia!”.

“Nel servizio si parla di oltre 60 quartieri “totalmente fuori controllo”, dove la polizia non entra e dove vige la sharia, la legge islamica. Questa descrizione corrisponde a quelle che vengono comunemente definite ‘no go zones’. Non esistono “no go zones” in Svezia. Come nella maggior parte delle grandi città esistono aree socialmente vulnerabili dove, al contrario di ciò che si afferma nel servizio, è stata rafforzata la presenza della polizia negli ultimi anni. Queste aree sono una priorità assoluta per il governo svedese che ha stanziato considerevoli fondi per sovvenzionare progetti per favorire l’inserimento sociale in queste aree. Per esempio con attività rivolte ai bambini e ai giovani, investimenti nell’istruzione, maggiore sicurezza, aumento dell’occupazione”.

(ANSA/STEFAN SODERSTROM/POOL/ TO)

“Desideriamo inoltre precisare – prosegue l’ambasciata – che in Svezia viene applicata la legge svedese in tutto il paese e la legge è uguale per tutti. Non esistono aree dove viene applicata la legge della sharia”. “Nel servizio si parla anche del ‘più alto numero europeo di stupri’. La statistica in questo caso dà un immagine errata della situazione. Il malinteso nasce da tre fattori principali. In Svezia ogni atto di violenza sessuale viene registrato come una denuncia a sé stante. Una denuncia può contenere un gran numero di stupri, come per esempio chi denuncia di essere stato violentato più volte dalla stessa persona. Anche in questi casi la polizia deve registrare ogni atto di violenza come un singolo crimine. Un altro fattore che contribuisce al malinteso è la nuova legge sul consenso esplicito, entrata in vigore nel 2018 e che sancisce che il sesso se non è consensuale è illegale, quindi passibile di denuncia. Inoltre la definizione giuridica svedese di cosa è considerato stupro è più ampia che nella maggior parte degli altri paesi e le persone vengono incoraggiate a denunciare le violenze. Per questi motivi la frequenza delle denunce è molto alta e tante persone hanno il coraggio di denunciare le violenze, ritenendo lo stato intenzionato ad aiutarle e in grado di farlo. L’Ambasciata è sempre disponibile a fornire informazioni sulla Svezia e a facilitare il contatto con esperti e istituzioni per avere un quadro completo del nostro paese”.

La replica dal Tg2 – “La questione riproposta sui social dall’Ambasciata di Svezia era stata di fatto chiarita con un carteggio in cui avevamo esposto il nostro punto di vista”, la replica della testata Rai, che risponde punto per punro alle obiezioni fatte. Il servizio in questione, sottolineano dal Tg diretto da Gennaro Sangiuliano, “è stato realizzato da una delle più puntuali inviate del tg2 sul posto con interviste ad Imam, professori esperti di Islam e di terrorismo, il capo della Comunità ebraica, analisti geopolitici, rappresentanti di ogni parte politica, colleghi e gente comune. Abbiamo deciso di andare in Svezia all’indomani dell’accoltellamento di una donna ebrea moglie del presidente di una delle comunità ebraiche svedesi, per mano di un estremista poi accoltellato in Danimarca”.

Gennaro Sangiuliano, direttore Tg2

Non solo: “L’emergenza migrazione – fanno notare dal Tg2- è stata confermata ed è cavallo di battaglia di tutte le forze in campo. Tanto che la politica è stata costretta a fare un’inversione di rotta, prolungando fino a novembre stretti controlli alle frontiere”. Che per alcune controversie venga utilizzata la Sharia, aggiungono, “ci è stato confermato e abbiamo le testimonianze da islamici che vivono in Svezia da oltre 10 anni e che la hanno utilizzata loro stessi. Non si può negare l’evidenza raccontata da testimoni oculari”. Quanto al temine “no go zones”, “proprio perchè controverso in Svezia, non è stato utilizzato ma, che esistano zone fisiche, dove la polizia non entra ci è stato confermato dagli abitanti dei quartieri, i primi ad essere preoccupati della situazione. Girando per queste zone non abbiamo mai incontrato la polizia”. Purtroppo, sottolineano, “non abbiamo avuto tempo di inserire alcune denunce raccolte che ci raccontano di un sistema “molto critico”, gestito dalle diverse etnie nei vari quartieri definiti vulnerabili”. Sul numero degli stupri, “avendo la Svezia fatto la scelta di raccogliere sotto un’unica voce tutte le sfumature di violenza nei confronti delle donne, non si può chiedere ad un giornalista di fare la differenza. Quello che raccontano i reporter sul campo non sempre coincide con quello che i paesi credono o fingono di credere di loro stessi”. “Ci siamo lasciati con l’ambasciata con toni amichevoli ripromettendoci di lavorare insieme per raccontare la Svezia”, conclude la testata.