Post su immigrazione e lavoro, poca politica e zero ambiente. Anche così Salvini ha vinto le elezioni. Studio di tre atenei sulle europee

Forte presenza social con post su immigrazione, precariato e lavoro. Poca politica e zero ambiente. È anche così che la Lega di Matteo Salvini ha sbancato alle europee. Sarà presentato questa sera alle 19 negli uffici di Comin & Partners a Roma lo studio sulle Elezioni Europee che si sono appena concluse delle Università di Milano, Siena e Torino, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Uno studio che mette a confronto l’esito elettorale con la presenza sui media dei leader dei principali partiti, i temi trattati e le piattaforme di comunicazione che maggiormente hanno condizionato l’opinione degli elettori.

Matteo Salvini (Foto Ansa/Riccardo Antimiani)

Secondo lo studio, la stampa quotidiana e i telegiornali certificano – e anticipano rispetto al voto – la capacità di Matteo Salvini di essere il centro della scena politica e di dettare l’agenda. Come spiega infatti una nota, “il volume di attenzione riservato al leader della Lega nei due mesi precedenti il voto appare ampiamente sbilanciato a suo favore: il 46% di articoli e servizi riguardanti i principali leader, contengono un riferimento al Ministro dell’Interno. Salvini non è solo il leader più visibile, è anche quello più criticato: una notizia su tre contiene giudizi sfavorevoli sul suo operato. Accanto a lui, l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, si posiziona al secondo posto per visibilità (28%) e negatività (25%)”. Ecco le altre evidenze che emergono dalla ricerca.

Rispetto ai social media, Salvini è il leader che comunica di più e con più seguito. Nell’ultimo mese di campagna ha di gran lunga pubblicato il maggior numero di contenuti su Facebook (661), Instagram (523) e Twitter (1,400) generando rispettivamente un numero di “like” pari a 8,5, 15 e 1,7 milioni. Anche in questo caso Di Maio si attesta in seconda posizione con esiti non paragonabili in termini di numero di post e di reazioni degli utenti. Su Facebook, al netto della promozione di eventi elettorali, Salvini comunica direttamente con il proprio pubblico concentrandosi su immigrazione (46 post) e sicurezza (58), due temi che restano marginali nel flusso informativo di quotidiani e Tg”.

I leader dei principali partiti hanno affrontato il dibattito politico concentrandosi su temi differenti. Nicola Zingaretti (Partito Democratico) si è dedicato perlopiù alla “politica” (75%) di ricostruzione della leadership del centro-sinistra. Si nota invece grande somiglianza nella distribuzione dell’attenzione dedicata ai principali temi da Silvio Berlusconi (Forza Italia) e Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle). Entrambi hanno dedicato il 48% del proprio tempo a temi politici generali e il 27% ai temi economici. Luigi Di Maio si concentra di più sulle questioni sociali (10%) rispetto a Silvio Berlusconi (3%), che al contrario del primo parla anche di politica estera (9%), soprattutto in chiave europea. Infine, Matteo Salvini risulta essere l’unico a dedicare attenzioni equilibrate a tutti i principali temi nel probabile tentativo di raggiungere audience diverse, con un accento sulla flat tax per i temi economici e sull’immigrazione per le questioni sociali”.

“In generale, i rappresentanti dei partiti di governo hanno parlato di questioni sociali ben più di quanto non abbiano fatto i leader di opposizione. Per quanto concerne il peso dell’immigrazione nel tempo dedicato alle questioni sociali dai diversi leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si concentrano in maniera preponderante sull’immigrazione (entrambi 82%). Infine, Zingaretti non dedica alcuna attenzione al tema immigrazione; il dato si inserisce in un’attenzione alle questioni sociali limitata (5%) da parte del leader del Partito Democratico”.

L’Europa resta sullo sfondo, ma è entrata nel quadro. E fa da cornice. La copertura dell’Europa nelle trasmissioni di approfondimento e nei telegiornali prime time nel corso delle quattro settimane precedenti le elezioni, varia a livello aggregato in modo sensibile, ma cresce sensibilmente rispetto al 2014, tanto che oggi, complessivamente, una notizia su tre nell’informazione quotidiana in qualche misura parla di Europa. Quello che i dati registrano è un nuovo contesto in cui il processo d’integrazione è diventata il contesto normale in cui si pensano, si discutono – e si contestano – le politiche. Lo è per la rilevanza delle decisioni comunitarie sulle scelte dei governi nazionali, ma anche perché ciò che accade negli altri stati membri costituisce ormai lo scenario più generale cui si guarda nella gestione quotidiana della politica nazionale. Certo non è sull’Europa che gli attori politici hanno in prevalenza condotto la campagna elettorale. E non è un caso che nelle trasmissioni di approfondimento – fondate essenzialmente sull’interazione fra politici e giornalisti – l’attenzione sull’Europa sia risultata discontinua, diminuendo tra la prima settimana (14%) e la terza (10%), con un picco nella quarta (25%). Un dato è tuttavia emblematico. Se i programmi di approfondimenti risentono delle dinamiche interne al dibattito politico nazionale che – a seconda dei momenti include o sommerge i riferimenti alla dimensione comunitaria – l’informazione quotidiana nell’insieme registra una presenza più continuativa e diffusa dei riferimenti all’Europa che nei telegiornali prime time, nell’avvicinarsi al voto, presentano un andamento in crescita tra la prima (11%) e la quarta settimana (29%)”.

Il dibattito politico risulta dominato da alcune tematiche. A livello aggregato la “politica” monopolizza il dibattito con una percentuale che varia dal 41% delle trasmissioni di approfondimento al 54% dei telegiornali prime time. Seguono i temi economici, presenti nelle trasmissioni di approfondimento e nei telegiornali prime time rispettivamente al 19% e al 27%. Esteri, giustizia, sicurezza e questioni sociali risultano essere meno rilevanti, con percentuali che variano dal 3% dedicato a giustizia, sicurezza ed esteri nei telegiornali prime time al 14% dedicato alle questioni sociali nelle trasmissioni di approfondimento. Infine, si rileva la totale assenza del tema ambientale, in controtendenza con i dati sulle principali preoccupazioni dell’elettorato”.

“Sono infatti tre i temi che destano maggiore preoccupazione nell’elettorato: la disoccupazione, seguita dai cambiamenti climatici e dalla precarizzazione del lavoro. Questo ordine di priorità si conferma tra gli elettori dei principali partiti, ad eccezione di quelli della Lega, secondo i quali l’immigrazione è centrale. I cambiamenti climatici preoccupano soprattutto gli elettori di PD, M5S e, in misura minore, di FI”.

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