Stati generali editoria. Focus sulle edicole passate in dieci anni da 40mila a 28mila. Il sistema chiede ruolo attivo dello Stato

Stati generali dell’editoria, oggi è stata la volta delle edicole. La seconda giornata di incontri , presente il sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi, di questo grande tavolo per la definizione di una riforma dell’intero settore dell’informazione ha visto protagonista l’ultimo anello della catena che sta vivendo una fase di profonda trasformazione e crisi.

Da sinistra: Ferruccio Sepe, Vito Crimi, Pierluca Santoro

A tratteggiarne dimensioni e caratteristiche è stato Pierluca Santoro, consulente e project manager di Datamediahub. Negli ultimi 10 anni il numero delle edicole è sceso da 40 mila a 28 mila (compresi gli stagionali), ma i punti vendita a rischio sono altri 10 mila, per 20 mila posti di lavoro. Le vendite in edicola sono calate del 53% (dati Ads), anche se i lettori sono scesi in misura minore. Negli ultimi 4 anni -18% per i quotidiani e -25,6% per i settimanali. Ma il 60,6% dei lettori di giornali non li hanno acquistati, percentuale salita al 61.7% nei primi mesi del 2019. Interessante anche un approfondimento per fasce di età. Tra i lettori di giornali solo il 13,6% dei millenials acquista il giornale che legge, percentuale che sale al 33% tra i baby boomers. Sconcertante il dato delle rese da parte delle edicole: più di una copia su 2 dei giornali giunti in edicola viene restituita (55%). Eppure l’importanza delle edicole per l’informazione è ancora cruciale: il 75% delle copie di giornali vendute avviene tramite loro e l’85% dei ricavi del settore (da contenuti e da pubblicità) proviene dal cartaceo, a confermare il fatto che la vera redditività, nonostante le insidie del web, è ancora nella carta e che il settore delle edicole può ottenere ulteriori risorse con un opportuno efficientamento.

Dal dibattito, molto partecipato e appassionato, sono emerse alcune indicazioni generali ma importanti. E’ stata l’occasione per ribadire la richiesta corale, la necessità di un nuovo e più attivo ruolo da parte dello Stato, a fronte del riconoscimento dell’informazione come bene primario e fondamentale, che non può essere considerato alla stregua di un qualsiasi bene fungibile. Al contrario, la profonda interconnessione tra i vari attori del comparto, dagli editori, dalla produzione delle notizie, fino alla vendita dei giornali impone una visione sistemica degli interventi, per poter innescare un circolo virtuoso a beneficio di tutti. E’ questa la sintesi tratteggiata al termine dell’incontro dal capo Dipartimento informazione ed editoria di Palazzo Chigi, Ferruccio Sepe. “La crisi ha minato le radici culturali che affondavano negli anni 80 e che guardavano allo Stato come ad un orpello – ha sottolineato -. Oggi tutti i convenuti hanno espresso felicemente la convinzione che, per quanto riguarda il settore, la competizione sul mercato deve svolgersi sul campo della cooperazione, in un quadro comune. Va riconosciuto il ruolo centrale dello Stato, che deve poter intervenire, sia pure in un ruolo ancora da definire, da declinarsi come sostegno oppure come arbitro”. Un concetto, quello della presenza e del ruolo attivo e centrale dello Stato già espresso con forza dallo stesso Sepe nel corso del primo incontro degli Stati generali, martedì scorso, con il mondo delle agenzie di stampa, ovvero dell’informazione primaria.

Sulla circolarità del settore ha posto l’accento anche il direttore generale della Federazione italiana degli editori (Fieg), Fabrizio Carotti, pur rinviando al 20 giugno, quando è previsto l’incontro con gli editori, gli approfondimenti del caso. “Ogni attore che si affaccerà agli Stati generali esporrà un quadro di grande difficoltà. Ma siamo tutti strettamente interconnessi. Come editori vi propongo un solo dato: il settore in 10 anni, dal 2008 al 2018 ha perso 4 miliardi di ricavi, scendendo da oltre 7 miliardi a 4 e con introiti da pubblicità scesi sotto il miliardo di euro – ha sottolineato -. Quanto abbiamo sentito qui oggi spiega molto bene come non ci siano alternative al mettersi tutti insieme intorno a un tavolo, lo stesso tavolo, per noi, per il Paese, per la democrazia. Nessuno può tentare di portare a casa un risultato solo per sè”.

Nel merito molte le istanze proposte da organizzazioni sindacali di edicolanti e da associazioni dei distributori, a volte in contrapposizione tra di loro: contro la liberalizzazione e per l’esclusione del settore dalla direttiva Bolkestein contro la cannibalizzazione nel comparto; per il riconoscimento di un equo compenso per gli edicolanti da parte degli editori (oggi il loro guadagno lordo è del 18,7% sul prezzo di vendita che diventa il 10% netto). E ancora, per l’obbligo di informatizzazione su criteri omogenei e su base nazionale, accessibile da tutta la filiera, per la distribuzione; contro “lo strapotere dei distributori locali che impongono pagamenti ulteriori per il trasporto dei giornali, pur essendo questa pratica contraria alla legge”; per il ripristino del fondo di 13 milioni di euro per la digitalizzazione del settore; per il sostegno all’introduzione della moneta elettronica (Pos); per rendere strutturale il credito di imposta previsto dalla legge di bilancio 2019; per contributi a fondo perduto per le edicole in difficoltà; per la formazione degli addetti per un rete di vendita professionale qualificata e autorizzata.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Editoria, Fieg: subito misure per la pubblicità incrementale su stampa. Governo e parlamento trovino l’iter per approvare la norma

Editoria, Fieg: subito misure per la pubblicità incrementale su stampa. Governo e parlamento trovino l’iter per approvare la norma

Inpgi, ok commissioni a emendamento: stop commissariamento. Un anno per riforma, poi intervento Governo su platea

Inpgi, ok commissioni a emendamento: stop commissariamento. Un anno per riforma, poi intervento Governo su platea

Axel Springer guarda al B2b e prepara la fusione tra eMarketer e Insider

Axel Springer guarda al B2b e prepara la fusione tra eMarketer e Insider