Il Post lancia gli abbonamenti: 8 euro al mese (80 all’anno) per leggere il giornale senza pubblicità

“Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo”. Inizia così il messaggio che il giornale online fondato e diretto da Luca Sofri rivolge ai lettori per invitarli a dare una mano sostenendo economicamente l’impresa.

Luca Sofri

Dopo una lunga gestazione, il 30 maggio è partita infatti la prima campagna abbonamenti del Post. Due le offerte previste: l’abbonamento mensile a 8 euro e quello annuale a 80 euro. In cambio gli abbonati avranno accesso a un sito con meno annunci pubblicitari, “anzi, senza nessun annuncio, salvo in qualche occasione particolare”, assicura Sofri. Gli abbonati riceveranno inoltre una newsletter quotidiana sui temi della giornata e avranno la possibilità di commentare gli articoli.

Il sito del Post resterà comunque pienamente accessibile a tutti gli utenti, che sono 375mila al giorno secondo Audiweb, 3 milioni 400mila al mese secondo Comscore. Un traffico notevole, che sostiene il business della pubblicità online, la principale fonte di ricavi del giornale.

“La formula che abbiamo scelto è diversa dai paywall adottati da diversi giornali italiani”, spiega Sofri. “Ci siamo ispirati piuttosto all’esempio del Guardian, che ha lasciato gratuitamente accessibili tutti i contenuti del sito e invita i lettori a sostenere il giornalismo indipendente, di cui il mondo ha bisogno, versando un contributo mensile o annuale”.

È una formula ben accetta dai lettori più fedeli del Post, come confermano i molti commenti positivi pubblicati nella pagina che annuncia l’iniziativa. “Alcuni addirittura”, afferma Sofri, “mi fermavano per strada per chiedermi come mai non avessimo ancora lanciato gli abbonamenti”. A questi lettori fedeli Il Post promette di dedicare nuovi servizi e nuove iniziative, come i podcast o gli eventi (online e offline) riservati agli abbonati. Progetti a cui al giornale stanno già lavorando.

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