Biotestamento: il Garante alla privacy dice sì alla banca dati

E’ alle porte la costituzione di una banca dati per il testamento biologico, strumento che permette ad ognuno di decidere in anticipo i trattamenti sanitari qualora sopravvenga l’incapacità ad autodeterminarsi, dopo che il Garante per la privacy ha dato il proprio assenso allo schema di decreto del ministero della Salute.

L’obiettivo è quello di creare un sistema nazionale volontario e aggiornato, in modo da consentire, in caso di urgenza, l’accesso alle volontà espresse dalla persona.

Sede della banca dati sarà il ministero della Salute che raccoglierà le dichiarazioni dei singoli con i relativi aggiornamenti, oltre la nomina – e l’eventuale revoca – dell’eventuale fiduciario. La pratica sarà accessibile a tutti, anche a coloro che per vari motivi non sono iscritti al servizio sanitario nazionale. I dati – che saranno conservati per un decennio dopo la morte dell’interessato, saranno consultabili dal medico curante e, qualora sia stato nominato, dal fiduciario.

Il garante della Privacy, Antonello Soro (Foto Ansa/Claudio Peri)

L’Autorità ha chiesto, tuttavia, di apportare ulteriori modifiche al testo per renderlo compatibile in toto con la normativa sulla protezione dei dati. In particolare, in attesa della realizzazione della banca dati nazionale, il Garante ha chiesto maggiori tutele per quanto riguarda le modalità di accesso alle Dat (Disposizioni Anticipate di Trattamento, nome ufficiale del testamento biologico). In questo modo il documento esce da una sorta di ‘clandestinità’ che lo rende fino ad oggi di scarso e difficile uso perché spesso ignorati i requisiti.

Approvata nel dicembre del 2017, la legge sul biotestamento ha avuto come primo firmatario il deputato pentastellato Matteo Manero e ha ottenuto la maggioranza grazie all’accordo trasversale di Pd, Liberi e Uguali e, appunto, Movimento 5 Stelle.

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