Pippo Baudo festeggia 60 anni in tv: grazie alla Rai ma deve rinnovarsi e inventare nuovi programmi

Impeccabile come in tv e in ottima forma, Pippo Baudo emozionato e contento taglia l’enorme cassata siciliana che la Rai gli ha preparato per i suoi 60 anni di carriera, per il suo “Pippesimo”, come ha detto affettuosamente Fiorello. Doppio: la carriera e gli 83 anni che il conduttore più popolare d’Italia celebra proprio il 7 giugno. La vera festa sarà in video su Rai1 domani sera alle 20:30: ‘Buon compleanno…Pippo’. Un evento registrato negli studi Fabrizio Frizzi, con tanti ospiti: Fiorello, Jovanotti, Giorgia, Al Bano e Romina. Michelle Hunziker, Tullio Solenghi e Massimo Lopez, Lorella Cuccarini, Giancarlo Magalli, Ficarra e Picone e altri. Tanti filmati in cui viene fuori di tutto, dai baci alle star all’assalto di Benigni a un’intervista a Carmelo Bene, aneddoti e ricordi, con l’orchestra diretta dal maestro Bruno Biriaco e le immancabili scenografie di Gaetano Castelli.

Pippo Baudo con Teresa De Santis, Marcello Foa e Claudio Fasulo festeggia i 60 anni in tv

Pippo Baudo non è solo la storia della Rai, ma è la Rai, dove potrebbe tornare con un nuovo programma anche “da dietro le quinte”. E se quello più amato, tra i tanti fatti, è ‘Novecento’, l’idea sarebbe di andare avanti e raccontare gli anni 2000. C’è della riconoscenza reciproca tra la Rai e il conduttore (che sorvola su qualche ingratitudine) e dedica la festa a Pippo Caruso.

Pienone alla conferenza stampa nella Sala degli Arazzi, presente il presidente Marcello Foa; Baudo ringrazia tutti (anche l’ex direttore di Rai1 Angelo Teodoli che ha avuto l’idea della celebrazione) compresi giornalisti e fotografi. La Rai “mi ha sempre fatto fare quello che volevo, anche perché andava bene”, ricorda. Nessun rimpianto, ma solo “gioia, gioia, gioia”, per una vita di spettacolo, dal Beckett al teatrino universitario di Catania al cabaret con Pippo Fava, ucciso dalla mafia; accanito lettore, il suo cult è 1984 di Orwell. Un successore? Tempo fa citò Alessandro Cattelan, “è bravo, ha un inglese sciolto. Ma non so se ha l’imprinting Rai”.

Ma proprio il cavallo di viale Mazzini (scolpito sulla targa che la Rai gli ha regalato), secondo Baudo “deve andare avanti, camminare verso l’avvenire sempre più forte, perché la Rai deve innovarsi, cercare suggerimenti in giro”, come faceva lui che nell’Italia ingenua del boom andava “nelle sagre paesane a cercare personaggi carini”. E avverte: “Come servizio pubblico la Rai deve essere la più importante azienda culturale del Paese. Ha l’obbligo di alzare il livello, mantenendo l’orgoglio di essere la prima tv. Ma deve offrire qualcosa di più delle tv commerciali”.

La direttrice di Rai1, Teresa De Santis, sottolinea l’aspetto “pop” di Baudo, inventore della tv popolare che “coniuga l’alto e il basso” (e lei immagina un quadro di narrazione “fatto da tanti dettagli, per descrivere la nuova identità che il Paese si sta ripensando”, dice, facendo venire in mente il leitmotiv governativo). Ma la cultura, aggiunge il conduttore, “se in tv non è presentata in modo pomposo e cattedratico non fa paura, se si popolarizza è elemento essenziale per la crescita del Paese”. Se oggi “la Rai per la cultura sta facendo tanto”, continua, “bisogna innovare continuamente i palinsesti. Un programma nuovo all’inizio forse sconvolge il pubblico che poi, però, lo metabolizza”.

Baudo di programmi ne ha inventati tanti, persino i talent di pasticceri, ricorda Claudio Fasulo vicedirettore di Rai1: da ‘Settevoci’ a ‘Fantastico’, dai Sanremo a ‘Serata d’onore’. Così come ha scoperto talenti, Fiorello che sta per tornare all’ovile su RaiPlay e che nel messaggio di augurio butta là un loro codice: “Pippo, ricordati di 800 A”; Baudo non svela il mistero anzi si schermisce: “E’ una parolaccia, non si può dire…”. Fra i tanti ha scoperto anche Beppe Grillo come comico. “Un artista eccentrico, l’ho lanciato io… ma che ho combinato?”, scherza.

 

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