Stati Generali Editori, incontro radiotv: al centro qualità dei contenuti e remunerazioni congrue

Nell’evoluzione dell’informazione alla prova con le nuove tecnologie il punto centrale resta – per il settore radiotelevisivo ancor più di quello tradizionale cartaceo – l’aspetto qualitativo dell’informazione, ovvero la reputazione e credibilità di chi lo veicola, e questa non può prescindere da due fattori: che il lavoro giornalistico sia remunerato e che la remunerazione sia congrua.

E’ questo il messaggio “forte e chiaro” lanciato oggi agli Stati generali dell’editoria, nel corso dell’incontro dedicato al futuro del giornalismo radiotelevisivo. “La qualità ha dei costi molto elevati e l’informazione deve essere di buona fattura”, concordano i direttori Enrico Mentana (La7) e Giuseppe Carboni (Tg1).
Poi, certo, ci sono tanti fattori di criticità, ma il punto centrale, da cui dipendono tutte le altre questioni e le loro soluzioni sta nell’aspetto economico. “Il vero problema sono i soldi: l’informazione se deve essere professionale deve essere remunerata, è un problema che riguarda tanto Radio Radicale quanto il servizio televisivo, la mammella può essere lo Stato, o le fondazioni, o la pubblicità o il crowdfunding, il finanziamento collettivo”, sottolinea Mentana. “Allora c’è bisogno di decidere e regolamentare anche sotto questo profilo: ci sono gli sgravi fiscali, gli incentivi, la sostenibilità del sistema informativo nell’equità delle elargizioni. In questo senso se guardiamo ai soldi dati alla pubblica informazione salta all’occhio la posizione della Rai. E se i giornali non sono più profittevoli allora è giusto porre il problema dei giusti dosaggi, della pubblicità, dei giusti ritorni. Non si tratta di guardare lontano, dobbiamo chiederci e sapere: nel 2023 chi finanzierà i giornali, la tv, i siti informativi e le radio che fanno il servizio pubblico?”.

Ma le criticità sono molte per il settore. Se il processo che ci spinge verso il “mare magnum” del web è “irreversibile”, anche se non definitivo – perchè nessuno può dire se ci sarà un travaso totale verso questa realtà o meno, oppure si realizzarà verosimilmente una segmentazione del mercato -, il tema dell’informazione si può distinguere solo in base alla qualità.
Posto che nessuno è in grado di dare il marchio di garanzia, le strade da percorrere sono molte. Ma paradossalmente, più che sul terreno regolatorio, quelle più promettenti sono quelle deontologiche.
Il fattore critico resta il fattore umano, come ha sintetizzato nel suo intervento conclusivo il capo Dipartimento editoria, Ferruccio Sepe. Elemento qualificante nell’evoluzione delle nuove tecnologie non saranno tanto i mezzi (web, piattaforme, e così via) o una regolamentazione sempre più stringente, il vero argine alle devianze e all’uso distorto del web sta nell’autodisciplina. Sarà la deontologia e l’autocontenimento la vera prospettiva per governare il futuro dell’informazione, rimarca Sepe.

C’è poi tutta una fase intermedia di cui tener conto, nella trasformazione dell’informazione e delle sue professionalità, come sottolinea Giuseppina Paterniti, direttore Tg3. “E’ quella che stiamo vivendo. La strada che stiamo percorrendo nell’esperienza del Tg3 è quella della crossmedialità, la connessione dei mezzi di comunicazione l’uno con l’altro: radio, tv, web, social”, ricorda. “Una strada ineludibile, ma che ci offre al contempo nuove possibilità, come il recupero di un raccordo forte con il territorio. Stiamo facendo uno sforzo enorme sotto il profilo della formazione professionale, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto fondamentale del linguaggio. Anche la normativa dovrebbe tener conto della figura del giornalista crossmediale” conclude.

A ricordare che in questa nuova connessione con il territorio, la necessità di una verifica “tradizionale” del giornalista sul campo è irrinunciabile, è Sigfrido Ranucci di Report, che sottolinea come il web sia fonte di libertà e di ricchezza, ma in cui è difficilissimo distinguere l’attendibilità delle notizie. Un tema che ben si lega a quello a lui molto caro delle querele temerarie, formidabile strumento di coercizione, ricatto e limitazione della libertà di stampa laddove manchino realtà editoriali forti che supportino i propri giornalisti.

Nella definizione di una riforma del settore che tuteli tutte le figure in campo, è necessario che si garantiscano tutele anche per quanto riguarda la fase transitoria, ricorda dal canto suo Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale, che rivendica il riconoscimento del servizio pubblico svolto dall’emittente e riconosciuto anche dall’Agcom. “Vorrei che quel riconoscimento rientrasse nella consapevolezza anche del governo” sottolinea, e aggiunge: “Vediamo con favore la notizia secondo cui il governo è orientato a un bando di gara, per noi è una bella notizia, un passo importante”.

Tra le richieste di regolamentazione spicca infine quella di un tavolo sovranazionale in cui mettere a confronto il mondo dell’informazione con i gestori di piattaforme e social network. La regolamentazione è difficile, ma bisogna porsi il tema: finiti i soldi come fare ad andare avanti?

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