Radio Radicale, Crimi: nessun salvataggio. Dopo 25 anni fine dei privilegi

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“Vorrei tranquillizzare chi oggi si è ritrovato a leggere articoli su presunti “salvataggi” di Radio Radicale e “dietrofront” del MoVimento 5 Stelle. Sono tutte menzogne, utili solo a distorcere la realtà anziché raccontarla per com’è veramente. Ma oramai ci siamo abituati”. Lo ha scritto su Facebook il sottosegretario Vito Crimi, il 6 giugno, dopo l’approvazione in Senato delle due mozioni che prevedono un rinnovo di tre anni per la digitalizzazione dell’archivio di Radio Radicale e l’istituzione di una gara per i servizi radiofonici istituzionali.

“Da mesi ci accusano di voler “zittire”, “silenziare”, “sopprimere” le “voci libere”, “limitare la libertà d’informazione”, e di stampa, di pensiero, di parola. Ci hanno perfino accusati di voler “chiudere la radio”. Sempre menzogne”, ha continuato Crimi. “Nessuno ha mai voluto limitare, né zittire, né chiudere niente”.

Vito Crimi

“Sono gli stessi ipocriti che negli ultimi 25 anni non hanno mosso un dito, mentre lo Stato finanziava con oltre 200 milioni di euro una radio privata di partito per trasmettere le sedute di Camera e Senato, il tutto senza gara e con decreti scaduti. Forse ha ragione Peter Gomez, quando sostiene che la categoria dei giornalisti sta facendo di tutto per suicidarsi, bruciando la propria credibilità”.

“Mi chiedo quanti abbiano davvero letto la mozione di maggioranza su Radio Radicale approvata oggi in Senato”, ha aggiunto ancora il vicesegretario pentastellato. “Non c’è alcun dietrofront, né salvataggio, né proroga della concessione. E non c’è alcuna “chiusura”. C’è anzi la volontà di mettere in sicurezza l’archivio storico della radio, il cui valore nessuno ha mai osato mettere in dubbio”.
“E c’è l’unica, vera, novità: la fine dei privilegi”, ha chiosato. “Per 25 anni governi di destra e di sinistra hanno legittimato una situazione al limite della legalità. Fin dal 1994, quando Radio Radicale vinse la prima e unica gara, ottenendo la concessione per trasmettere le attività di Camera e Senato. Una gara cucita su misura, con requisiti ai quali poteva rispondere la sola radio dei Radicali. Doveva essere una soluzione temporanea, per consentire al servizio pubblico Rai di organizzare un proprio canale radio (non lo dice Crimi, lo dicono le leggi). Invece, dopo la prima (finta) gara, non c’è stato più nulla”, ha concluso.