Mfe, Giordani: con fusione secondo broadcaster Ue per raccolta pubblicitaria. Faremo più di 110 milioni in efficienze

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“Sfruttare il vantaggio di essere i primi a muoversi” sulla strada del consolidamento in Europa. Lo ha detto Marco Giordani, direttore finanziario di Mediaset presentando l’operazione di riorganizzazione Mfe, Mediaforeurope agli analisti. Le annunciate efficienze per 100-110 milioni nel 2023 a livello di Ebit “sono solo una base di partenza”, hanno sottolineano Giordani e Massimo Musolino, direttore generale di Mediaset Espana, “vogliamo produrne molti di più”.

Oltre alle sinergie di base, Mediaset vede altre opportunità per creare valore e a livello strategico tra cui il potenziale consolidamento di altri player europei in un effetto domino, hanno spiegato i due manager presentando l’operazione con cui Mediaset riorganizza le attività in Spagna e in Italia, con la costituzione di una holding paneuropea che avrà in pancia anche la partecipazione nella tedesca Prosiebensat.
“Le dimensioni sono cruciali”, hanno sottolineato più volte. “Intorno a noi tutti stanno aumentando le dimensioni, questo diventa ancora più cruciale pensando ai nuovi business (content house, data collection, addressable tv, digital audio, il Dooh, Digital Out Of Home o il marketing di prossimità). “Questa riorganizzazione è il più sfidante e moderno modo di affrontare” il cambiamento del settore media.

Marco Giordani (Foto ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

“Proteggeremo i contenuti”, ha ribadito Giordani parlando con gli analisti. “L’integrazione sarà quasi zero, mentre il massimo livello ci sarà nel broadcasting digital, nell’IT, nel procurement, nelle spese generali e amministrative”. Inoltre, ha aggiunto, “consideriamo altre opportunità di ricavi e opportunità strategiche”.

Per soddisfare gli azionisti che dovessero esercitare il diritto di recesso Mediaset e Mediaset Espana hanno stanziato 180 milioni di euro. Nel dettaglio, ha spiegato Musolino, 6,5444 euro per azione per gli spagnoli e per i titoli italiani 2,770 euro per azione.
La stima del recesso: “fissare un tetto, 180 milioni è il massimo che consideriamo spendere”, ha spiegato il cfo Giordani rispondendo a un analista. “E’ una decisione tecnica. Gli advisor ci hanno suggerito questa decisione standard che altri hanno già adottato, pari al 10% del flottante”. Al tetto massimo dei 180 milioni è condizionata peraltro l’operazione ma il manager crede non si presenterà il caso. “Dopo il periodo fissato per legge per comunicare il recesso le azioni saranno date prima in opzione agli altri azionisti, poi potranno essere offerte a terze parti, potrebbero infatti esserci altri player che vogliono aderire al progetto. E solo dopo questi due passaggi, che crediamo non saranno necessari perché il progetto è così accattivante che tutti gli azionisti lo seguiranno; ma comunque in teoria sarà applicato il tetto (dei 180 milioni, ndr)”. Tornando al tema delle efficienze Giordani ha sottolineato che “non vendiamo ottimismo ma siamo realisti, per questo preferiamo stare sul ‘floor’ dei 100 milioni di euro: noi internamente sappiamo qual è invece il tetto, ma non abbiamo intenzione di dirlo”. Le efficienze cominceranno a vedersi nel 2020 (20 milioni), poi arriveranno “a 40 milioni nel 2021, 65 milioni nel 2022 e 107 milioni nel 2023”, ha precisato Giordani.

Massimo Musolino

A quanti chiedevano delle possibili reazioni di Vivendi, Giordani ha risposto: “Non pensiamo a loro, pensiamo a creare qualcosa di valore”, ricordando che anche i francesi “possono esercitare il recesso, come ogni altro azionista, ma personalmente penso che dovrebbero amare il valore che si crea dall’operazione, inoltre è proprio quello che loro stessi volevano fare (un grande broacaster paneuropeo, ndr), quindi sarebbe una scelta irrazionale sia dal punto di visto finanziario che strategico”.
Sul fronte legale invece “non cambia niente, c’è una decisione di Agcom, una decisione del Tribunale e queste rimangono. La nuova holding non cambia quello che è successo alcuni mesi fa, ha concluso.

Rispetto alla politica dei dividendi della superholding Mfe, Giordani ha spiegato che “non sarà inferiore al 50% degli utili consolidati”. Se la tabella di marcia sarà rispettata. dopo le assemblee il 4 settembre la data effettiva del merger sarà nel quarto trimestre 2019. Il ‘reverse merger’ porterà, ha ricordato il manager, a una nuova entità con un equity value combinato di 3,9 miliardi (calcolato al momento dell’annuncio il 6 giugno). Mfe sarà il secondo broadcaster in Europa (con una raccolta pubblicitaria di 3,1 miliardi dietro solo alla lussemburghese Rtl che ne ha 3,2 miliardi), avrà la terza maggior capitalizzazione (dietro a Rtl con 6,5 miliardi e all’inglese Itv con 4,9 miliardi ma davanti a Prosieben con 3,4 miliardi) e sarà al primo posto in due dei cinque maggiori mercati tv in Europa (quello italiano che vale 3,4 miliardi e quello spagnolo che ne vale 2,1).

Piersilvio Berlusconi e Marco Giordani alla presentazione di Mfe. Alle loro spalle il marchio della nuova holding