Vox presenta la Mappa dell’Intolleranza 2019: xenofobia vera piaga italiana

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Un hater su tre ha come bersaglio lo straniero. È giunta alla la quarta edizione la Mappa dell’Intolleranza, progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui diritti in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari, La Sapienza di Roma e il dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Milano. I risultati sono stati presentati a Milano nella sala Alessi di Palazzo Marino da: Silvia Brena (Vox – Osservatorio italiano sui diritti), Marilisa D’Amico (Vox – Osservatorio italiano sui diritti, Università degli Studi di Milano), Vittorio Lingiardi (Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma), Barbara Lucini (Itstime, Dipartimento di Sociologia, Università Cattolica di Milano), Lamberto Bertolé (presidente del Consiglio comunale di Milano), Alice Arienta (Consiglio comunale di Milano) e Martina Chichi (Amnesty International).

La conferenza stampa

La Mappa dell’Intolleranza 2019 è stata prodotta analizzando 215 mila tweet tra marzo e maggio, a ridosso delle elezioni, geolocalizzati, e considerando 76 termini identificati come sensibili. Tra questi, 151.783 sono stati etichettati come tweet negativi. Il risultato sono 6 cartine termografiche dell’Italia dove, quanto più è caldo, cioè vicino al rosso, è il colore della mappa, tanto più alto è il livello di intolleranza rispetto a una particolare dimensione in quella zona. Sei sono infatti i gruppi identificati come oggetto di intolleranza e odio online: donne, omosessuali, migranti, diversamente abili, ebrei e musulmani. La Xenofobia in particolare viene considerata come “la vera piaga italiana”. Ecco la mappa di calore dell’odio contro i migranti (tutte le altre sono pubblicate sul sito di Vox)

Come è stato spiegato in occasione della presentazione dei risultati a svettare nella classifica dell’intolleranza è la combinazione migranti-musulmani-ebrei. L’odio contro i migranti registra un più 15,1% rispetto allo scorso anno e sul totale dei tweet che hanno ad oggetto i migranti, quelli di odio sono ben il 66,7%. Sul totale dei tweet negativi, inoltre, quelli contro i migranti sono circa il 32%: vale a dire che un hater su tre si scatena contro “lo straniero”. L’intolleranza contro gli ebrei quest’anno registra un più 6,4% (78,1% sul totale dei tweet sugli ebrei), mentre l’intolleranza contro i musulmani registra un netto aumento (+6,9%) e resta alta (74,1% sul totale dei tweet sui musulmani) e si lega soprattutto alla percezione di eventi internazionali. Quasi il 60% (57,59%) dei tweet ha dunque al centro migranti, ebrei e musulmani, e tra questi, il totale dei tweet di odio è l’assoluta maggioranza. L’anno scorso, tale percentuale si attestava sul 36,92%.

Al secondo posto nella classifica si posizionano le donne, stabili nel mirino degli haters (+1,7% di tweet negativi rispetto al 2018), ma più colpite in tandem con le persone omosessuali. I gay sono l’unica categoria risparmiata dagli haters, con una diminuzione del 4,2% dei tweet negativi.

Altro fattore di analisi introdotto quest’anno è il livello di aggressività, al fine di meglio comprendere non solo la negatività, gli atteggiamenti intolleranti e discriminanti, ma anche l’orientamento aggressivo di questi messaggi. Altrettanto significativa la correlazione tra odio sui social e messaggi della politica: sono le prime evidenze emerse analizzando i picchi di aggressività contro migranti, ebrei e musulmani e confrontandole con i post politici. È lo studio in corso, con Amnesty International, che grazie al progetto Barometro dell’odio sta analizzando i profili dei politici su Facebook: i risultati di tale rilevazione verranno comparati con quelli registrati dalla Mappa 4.0. Oltre alla mappa dell’Intolleranza Vox ha anche lanciato, sempre a maggio, la campagna social  #ispeakhuman.

“La Mappa dell’Intolleranza 4.0 mostra alcune evidenze assai significative del clima che si respira nel Paese”, spiega Silvia Brena, giornalista e co-fondatrice di Vox- Osservatorio italiano sui Diritti. “La prima, riguarda l’impatto che il linguaggio e le narrative della politica hanno sulla diffusione e la viralizzazione dei discorsi d’odio. La mappatura di quest’anno è volutamente coincisa con la campagna elettorale per le Europee e la correlazione, mostrata soprattutto nella rilevazione dei picchi di intolleranza, appare chiara. La seconda riguarda il ruolo dei social media, ormai corsia preferenziale di incitamento all’intolleranza e al disprezzo nei confronti di gruppi minoritari o socialmente più deboli. Il numero esiguo di caratteri che compone un tweet o un post infatti consente (o addirittura favorisce) la diffusione e la condivisione di pensieri e atteggiamenti idiosincratici, a maggior ragione se garantiti dall’anonimato”. Qui di seguito un esploso dei tweet analizzati sulle città di Roma e Milano.