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Radio Radicale, Crimi: nel 2019 diritto a 9 milioni di euro. L’emittente: incassato nulla, impossibile proseguire attività

“Ricordo, per mero dovere di cronaca, che nell’anno 2019 Radio radicale ha maturato il diritto a percepire 9 milioni di euro, sottolineo 9 milioni di euro. Quindi qualunque recriminazione in termini di sostenibilità economica dei propri bilanci deve fare i conti con quanto ha realmente percepito”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Editoria Vito Crimi. “Segnalazione necessaria – aggiunge – a fronte di continui infondati allarmismi che i vertici della radio del Partito radicale lancia continuamente. Altresì l’erogazione dei 9 milioni di euro di soldi pubblici dovrebbe rassicurare anche la Lillo Spa che fattura 2,3 miliardi di euro, socio al 25% della Spa che controlla la radio di partito”.

Vito Crimi (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Immediata la risposta dell’emittente affidata a una nota: “Per l’anno 2019, ad oggi, Radio radicale non ha ancora incassato nulla, nei prossimi giorni dovremmo incassare il corrispettivo per il primo semestre 2019 della convenzione con il Mise pari ad euro 4.098.000. La differenza di euro 902.000 viene versata direttamente dal Mise all’Agenzia delle entrate in base alla normativa sullo Split Payment. L’importo che incasseremo è stato anticipato dalle banche per consentirci di svolgere l’attività nel primo semestre di quest’anno. Il contributo per l’editoria di euro 4.000.000 per l’anno 2019 verrà incassato a dicembre 2020 in base al regolamento in vigore su tali contributi”, spiega Radio Radicale. “Per ricapitolare ad oggi non abbiamo ancora incassato niente, nei prossimi giorni incasseremo 4.098.000 (già utilizzati nel primo semestre) ed il contributo di 4.000.000 per l’editoria lo incasseremo a dicembre 2020 e potrà avviarsi, se le banche saranno disponibili, una prima anticipazione di circa 1,6 milioni dal settembre 2019”.

“Per questo – prosegue il comunicato – riteniamo impossibile proseguire l’attività per l’anno in corso in assenza di un intervento che compensi almeno in parte il taglio del secondo semestre di convenzione. Sulla quota di proprietà della Lillo Spa ribadiamo quanto già comunicato l’8 aprile scorso [1]: la presenza della Holding Lillo tra gli azionisti di Radio radicale è nota da quasi 20 anni, cioè da quando Marco Podini, con la Pasubio Spa, acquistò la quota il 27 marzo del 2000 aderendo all’appello pubblico di Marco Pannella pubblicato a pagamento sul ‘Corriere della Sera’. La Pasubio Spa acquistò una quota del 25% con un investimento che aveva chiara natura filantropica e, già allora, mirava a garantire la sopravvivenza del servizio pubblico di Radio radicale. La ripartizione azionaria è nota e pubblica sul sito della Radio”.

Come ricordiamo nello Speciale di Primaonline sul taglio dei finanziamenti a Radio Radicale [2], il contributo a Radio Radicale, quello oggetto della convenzione con il Mise e che l’emittente dovrebbe incassare a giorni, è stato dimezzato nel 2019, da 10 a 5 milioni di euro e, a meno di nuovi sviluppi, non sarà rinnovato per il 2020. Discorso diverso riguarda i contributi diretti all’editoria che l’esecutivo, comunque, ha deciso di tagliare [3].