Stati Generali Editoria. Poligrafici a governo: serve tavolo strutturale di filiera. Riportare a 32 anni requisito prepensionamenti

Un tavolo strutturale di settore presso il governo, che coinvolga l’intera filiera dell’editoria, per “trovare tutti insieme soluzioni in tempi brevi”, per dare sostegno a occupazione e lavoro nella crisi di trasformazione produttiva imposta dall’avvento del web, e rilanciare politiche per la cultura e la formazione. Tutelare il presente e attrezzarsi per il futuro, insomma. E’ questa la richiesta unanime che giunge al tavolo degli Stati Generali dell’Editoria nel suo incontro odierno con il comparto dei poligrafici. “E’ fondamentale parlare, confrontarci, tutti noi siamo aperti, ma se gli incontri servono solo a dar voce, senza dare alcun seguito e concretezza, è solo una perdita di tempo per tutti” è la sintesi del segretario generale Uilcom, Salvo Guigliarolo.

Da sinistra: Roberta Musu, segretario nazionale Uilcom, Gigi Pezzini segretario nazionale Fistel-Cisl e Giulia Guida di Cgil-Slc

L’incontro di oggi ha dato voce al sindacato, che rivendica piena cittadinanza a quel tavolo, forte del fatto che le parti sociali rappresentano “migliaia di lavoratori, la vita delle loro famiglie, del territorio” ma anche del fatto che “noi la nostra parte l’abbiamo già fatta, con responsabilità e sacrificio”, come ricordano Giulia Guida di Cgil-Slc, Gigi Pezzini, segretario nazionale Cisl-Fistel, Roberta Musu segretario nazionale Uilcom. Se la crisi detta le sue condizioni, tutti devono farsene carico, dunque, a cominciare dal governo. E spetta ancora una volta al capo del Dipartimento editoria, Ferruccio Sepe, vero padrone di casa di questa fase degli Stati generali, a ribadire quanto si delinea con sempre maggiore chiarezza dopo ogni appuntamento di questo ciclo di incontri. “L’informazione di qualità costa molto e soffre in modo drammatico della concorrenza del web, ma l’informazione di qualità è un valore pubblico ed ha un altissimo valore sociale. Lo Stato è chiamato ad intervenire”. Per una volta, a sostenere la piena cittadinanza di questa posizione è a sorpresa il confronto con quanto accade negli altri Paesi europei. “Diversamente da quanto immaginavo – confessa Sepe – da quanto emerge dagli aggiornamenti di uno studio Reuters sui sistemi di sostegno pubblico all’editoria in 10 Paesi dell’Europa che abbiamo appena completato, la presenza pubblica sull’informazione è molto spinta. Non solo i sostegni indiretti sono diffusi, si pensi all’Iva agevolata, ma anche Paesi come Danimarca, Svezia e altri del Nord Europa, e non solo la Francia, hanno forme di contribuzione diretta alle testate giornalistiche. Anche in Austria c’è un contributo diretto, come pure un sostegno ai giornalisti di testate che lavorano all’estero. I contributi diretti all’editoria pesano in Danimarca 8,6 euro per cittadino; in Italia 1,6 euro. Non abbiamo insomma un rapporto sproporzionato rispetto altri Paesi, lo Stato non sperpera, come vorrebbe un certo luogo comune, anzi per certi aspetti siamo sotto la media europea”.

“Per quanto possibile lo Stato ha fatto la sua parte, certo stante la situazione generale”, ha insistito Sepe, che ha ricordato come il fondo per il pluralismo non vedrà ridursi la dotazione in seguito al taglio progressivo della contribuzione diretta – “i saldi restano” – e che ci sono “oltre 2 milioni per i bandi per i progetti speciali”. “Addirittura c’è spazio per qualche altro intervento”, ha aggiunto, facendo riferimento all’extra-gettito Rai, “che per un altro paio di anni possiamo indirizzare sui settori”.

Ma i sindacati dei poligrafici non mollano la presa. Per il comparto chiedono una revisione della riforma della legge 416/81 per i prepensionamenti, con l’abbassamento del requisito dell’anzianità contributiva dai 38 anni a cui si è giunti per la progressività legata alle aspettative di vita, ai 32 anni inizialmente previsti. E chiedono “sostegno e sforzo da parte del governo per i lavoratori e per le piccole imprese”. “L’editoria locale è presidio di democrazia sul territorio, di lavoro, di occupazione”, sottolinea Luigi Ulgiati di Ugl Carta e Stampa. “Dobbiamo essere in grado di garantire vecchia e nuova occupazione. Nella digitalizzazione c’è una forte precarizzazione del lavoro. Serve l’equo compenso per tutti i lavoratori del settore” mette in guardia Guida di Cgil Slc, che aggiunge: “E anche sostegno agli investimenti nei nuovi processi produttivi. E’ un errore gravissimo non investire nei nuovi profili nati con la digitalizzazione”.

C’è poi forte l’esigenza di rigore e di monitoraggio, di verifica dell’effettiva e corretta utilizzazione delle poche risorse a disposizione. “Non si devono sottrarre forme di rappresentanza alle parti sociali” dice Pezzini, Cisl-Fistel, che chiede non solo il ripristino della Commissione tecnico-consultiva dell’editoria, presso il Dipartimento – rispetto alla sua soppressione prevista dalla riforma – ma anche il suo rilancio, con l’attribuzione di funzioni “non solo di valutazione dei Durc presentati dalle società che richiedono contributi, ma anche di controllo delle norme contrattuali, sulla gestione dei fondi pubblici, degli ammortizzatori sociali”. Guigliarolo di Uilcom lancia infine altri due temi sul tavolo dibattito: “Ragioniamo sul contratto di filiera” propone e poi richiama l’attenzione sul Convitato di pietra rappresentato dagli Over the top, i colossi del web. “Possiamo fare tutti i dibattiti che vogliamo ma loro sono operatori che fatturano miliardi nel nostro Paese e non lasciano nulla, in termini fiscali, sul nostro territorio, al sistema Italia”. Un problema che va affrontato, conclude.

Speciale Stati Generali dell’Editoria. Tutte le tappe del percorso

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