Rassegne stampa: Fieg e produttori disponibili a tavolo di confronto

La Corte d’Appello di Roma, nel procedimento tra Federazione italiana editori giornali e le due società produttrici di rassegne stampa che detengono il 70 per cento del mercato (Eco della Stampa e Data Stampa), ha disposto che ciascuno paghi i suoi avvocati. La Corte, da un lato, ha rigettato l’appello principale da parte della Fieg, che aveva ricorso contro la sentenza di primo grado che approvava il libero esercizio delle rassegne stampa, senza dovere alcun contributo agli editori; dall’altro, ha respinto il cosiddetto appello secondario da parte di Data Stampa, che riteneva di aver avuto un danno economico, ossia meno clienti, perché accusata di evadere il canone dovuto agli editori.

(Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

In sostanza né vincitori né vinti. Anche se la sostanziale conferma della sentenza di primo grado, con un’articolatissima argomentazione da parte dei magistrati Lucio Bochicchio (presidente), Riccardo Scaramuzzi e Francesco Ferdinandi, dà piena ragione alla tesi delle due società di rassegne stampa di non sottoporsi al pagamento, ritenuto arbitrario, dei diritti d’autore agli editori.

“Una vittoria che ci spinge a guardare al futuro con fiducia”, rileva Massimo Scambelluri, presidente di Data Stampa, “convinti di difendere la libertà d’impresa contro ogni azione arbitraria posta in essere al di fuori di un quadro normativo certo”. Di fatto riconoscendo, al di là della sentenza, la necessità di trovare comunque una soluzione definitiva nel confronto con gli editori.

Sulla stessa linea, per quanto riguarda la necessità di lavorare a un accordo, sono anche gli editori, confortati dalla citazione, contenuta nella sentenza, di un pronunciamento della Cassazione del 2006 secondo il quale possono entrare in rassegna solo quegli articoli la cui riproduzione o utilizzazione non sia stata espressamente riservata.

“La riaffermazione di questo principio”, rileva il presidente Fieg Andrea Riffser Monti, “consentirà di proseguire verso una più efficace tutela del diritto d’autore e verso forme di cooperazione tra titolari di diritti di contenuti editoriali e operatori che riproducono ed elaborano contenuti altrui protetti da tali diritti”.

Tuttavia, secondo gli avvocati della controparte, la citazione della Cassazione nel dispositivo della sentenza di appello non ha alcuna ripercussione all’interno del profilo processuale, visto che viene in toto confermata – e quindi non la può modificare in alcun modo – la sentenza in primo grado nella quale non si faceva nessun riferimento alla Cassazione.

A questa interpretazione ribatte Fabrizio Carotti, direttore generale Fieg, sostenendo che il dispositivo della Corte può ritenersi “estensivo”. Quindi, oltre a confermare la sentenza di primo grado, il richiamo alla Cassazione diventa parte integrante della nuova sentenza. “A differenza del primo grado”, osserva Carotti, “la Corte d’Appello introduce chiaramente il concetto che si possano utilizzare gli articoli dei giornali e periodici per rassegne di natura informativa, purché non sia indicata la clausola di riproduzione riservata, come specificato dalla Cassazione”.

Ciò, secondo Carotti, è una importante conferma che potrebbe portare verso un tavolo di confronto con i produttori di rassegne stampa per la ricerca di un definitivo accordo che tuteli il diritto d’autore e dia più certezza anche alle loro imprese.

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