Rassegne stampa: dopo la sentenza della ‘Corte’, Fieg e agenzie disponibili a tavolo-confronto

La Corte d’Appello di Roma nel procedimento tra la Fieg, Federazione italiana editori giornali, e le due società produttrici di rassegne stampa, col 70 per cento del mercato, Eco della Stampa e Data Stampa, ha disposto che ciascuno paghi i suoi avvocati. Infatti se da un lato ha rigettato l’appello principale da parte della Fieg, che aveva ricorso contro la sentenza di primo grado, che approvava il libero esercizio delle rassegne stampa, senza dovere alcun contributo agli editori. Dall’altro ha respinto anche il cosiddetto appello secondario da parte di Data Stampa, che riteneva di aver avuto un danno economico, ossia meno clienti, perché accusata di evadere il canone dovuto agli editori.
In sostanza né vincitori né vinti, anche se la sostanziale conferma della sentenza di primo grado, con un’articolatissima argomentazione da parte del magistrati Lucio Bochicchio (presidente), Riccardo Scaramuzzi, Francesco Ferdinandi (la sentenza e’ su Documenti/Primaonline.it) dà piena ragione alla tesi delle due società di rassegne stampa di non sottoporsi al pagamento, ritenuto arbitrario, dei diritti d’autore agli editori.

Il direttore generale Fieg Fabrizio Carotti (Foto ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

‘’Una vittoria – rileva Massimo Scambelluri, Presidente di Data Stampa – che ci spinge a guardare al futuro con fiducia, convinti di difendere la libertà d’impresa contro ogni azione arbitraria posta in essere al di fuori di un quadro normativo certo’’, riconoscendo al di là della sentenza, la necessità di trovare comunque una soluzione definitiva nel confronto con gli editori, come anticipato in una intervista sul numero in edicola di Prima.
Sulla stessa linea riguardo la necessità di lavorare per un accordo sono anche gli editori, confortati dalla citazione, contenuta nella sentenza, di un pronunciamento della Cassazione del 2006, secondo il quale possono entrare in rassegna solo quegli articoli la cui riproduzione o utilizzazione non sia stata espressamente riservata. Cosa che non viene assolutamente rispettata malgrado oggi ogni pagina di quotidiano e periodico pubblichi la scritta “Riproduzione riservata”.

Andrea Riffeser Monti
(Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

‘’La riaffermazione di questo principio – rileva il presidente della Fieg Andrea Riffser Monti – consentirà di proseguire verso una più efficace tutela del diritto d’autore e verso forme di cooperazione tra titolari di diritti di contenuti editoriali e operatori, che riproducono ed elaborano contenuti altrui protetti da tali diritti’’.
Tuttavia, secondo gli avvocati della controparte, la citazione della Cassazione nel dispositivo della sentenza di appello, non ha alcuna ripercussione all’interno del profilo processuale, visto che viene in toto confermata – e quindi non la può modificare in alcun modo – la sentenza in primo grado, nella quale non si faceva nessun riferimento alla Cassazione.
A questa interpretazione ribatte Fabrizio Carotti, direttore generale della Fieg, e ad di Promopress, il consorzio di editori per raccogliere i compensi per la riproduzione degli articoli pubblicati da parte di chi produce rassegne stampa, che sostiene che il dispositivo della Corte può ritenersi ‘’estensivo’’ e quindi, oltre a confermare la sentenza di primo grado, il richiamo alla Cassazione diventa parte integrante della nuova sentenza. ‘’A differenza del primo grado – osserva Carotti – la Corte d’Appello introduce chiaramente il concetto che si possano utilizzare gli articoli dei giornali e periodici per rassegne di natura informativa, purché non sia indicata la clausola di riproduzione riservata, come specificato dalla Cassazione’’.
E ciò, secondo Carotti, è un importante conferma che potrebbe portare verso un tavolo di confronto con i produttori di rassegne stampa per la ricerca di un definitivo accordo, che tuteli il diritto d’autore e dia più certezza anche alle loro imprese.
Ma adesso il vero tema da affrontare e’ che tipo di accordo raggiungere tra Data Stampa, Eco della Stampa e la Fieg che tenga conto anche di tutte le società di rassegne che hanno sottoscritto l’accordo con Promopress, e soprattutto in vista dell’applicazione della Direttiva europea sul diritto d’autore che rischia di essere un macigno per le casse delle aziende delle rassegne. Proprio in vista di questo nuovo scenario Scambelluri ha anticipato a Prima alcune sue proposte: rendersi “disponibili alle richieste degli editori di sapere quanti articoli usiamo delle loro testate, a quali uffici stampa li inviamo quotidianamente, e fra essi chi li distribuisce con le reti aziendali. Ovviamente previa autorizzazione del cliente”. Inoltre Scambelluri metteva sul tavolo anche una proposta di valore economico per gli editori ma soprattutto per i produttori di rassegne. La disponibilita’ ” a corrispondere una cifra con un valore di mercato accettabile, per la fornitura da parte degli editori dei giornali in documenti elettronici formato pdf, che faciliterebbe il lavoro evitandoci la scansione delle pagine”. Un bello scambio, win win come dicono gli inglesi, che permetterebbe ai produttori di rassegne di risparmiare un bel po’ di soldi di lavorazione e agli editori di monetizzare ciascuno il valore dei propri prodotti.

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