Spazi dedicati alle news e strumenti per promuovere le sottoscrizioni. Le idee di Facebook per aiutare gli editori

Facebook sta lavorando a nuove iniziative per aiutare i gruppi editoriali a monetizzare i contenuti pubblicati all’interno della sua piattaforma. Ad affermarlo, Jesper Doub, director of news partnerships per la divisione Emea del social, manager ex ceo di Spiegel Online che, prima di entrare nei ranghi del social lo aveva molto criticato.

Due le strade indicate da Doub, durante un intervento al Gen Summit, sintetizzato dal sito Journalism.co.uk. Una delle opzioni sarebbe quella di dedicare uno spazio per le news all’interno della piattaforma; l’altra invece di creare uno strumento che consenta agli editori di promuovere abbonamenti e sottoscrizioni con prezzi, raccolta dei dati e contratti stabiliti da editori e lettori.

Jesper Doub

Doub ha aggiunto che Facebook sta mettendo insieme un elenco di fonti attendibili, penalizzando i contenuti che fanno click bait. Al lavoro sul progetto un gruppo di esperti di varie discipline, che coinvolge giornalisti, accademici ma anche avvocati.
L’obiettivo non è fare delle classifiche, ma creare un database di fonti che possano essere considerate attendibili.
Nessuna tempistica precisa per queste funzionalità, ma probabilmente ci vorranno tra i tre e i sei mesi per vedere i progetti pilota lanciati prima negli Usa, e a seguire negli altri paesi.

Nel suo intervento il manager ha riflettuto anche sull’algoritmo che organizza l’ordine delle bacheche. “Il suo ruolo è quello di classificare i contenuti dalla prospettiva dell’utente, determinando ciò che si desidera legge”, ha spiegato, rilevando come ora le news viste potrebbero anche non essere le più recenti a livello cronologico, perchè influenzate anche dal comportamento di amici e contatti. “Le notizie provengono solo dalle pagine di notizie che ti piacciono, vedi solo i contenuti che scegli prima”, ha chiosato.

Ora gli editori come reagiranno verso questi “nuovi” buoni propositi? “Facebook non sarà la soluzione, ma vogliamo farne parte”, ha concluso Doub.

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