Stati generali editoria, stampa locale presidio connessione sociale. Corecom, ampliare competenze e più spazio scelta vertici Agcom

E’ la giornata dei Corecom e dell’Agcom agli Stati generali dell’editoria. Il confronto sul più lungo (in termine di tempo e di soggetti convocati) tavolo per la riforma dell’editoria, ospita i presidi sul territorio dell’Autorità garante delle comunicazioni per accendere il faro sulla stampa e l’informazione locale. Un ruolo, quello che rappresenta, forse negletto nell’accezione comune, ma che nasconde qualche sorpresa e una grande potenzialità tutta da cogliere nella fase di transizione che sta vivendo l’informazione.

Stati Generali dell’Editoria 2019 – il tavolo relatori e sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi con Mario Morcellini, commissario Agcom e docente di Comunicazione, giornalismo e reti digitali

 

Il primo dato, in controtendenza, è quello che, a differenza di quanto accade negli altri settori, la domanda di informazione locale, su qualsiasi mezzo sia veicolata, è sempre molto forte se non addirittura in crescita. A conferma di tale trend c’è la grande attenzione da parte delle testate a diffusione nazionale, che cercano proprio nell’aggancio sul territorio nuovo spazio di diffusione. Purtroppo questa forte domanda non coincide con effetti più leggeri sul fronte economico: la crisi è egualmente forte per le testate locali, se non più drammatica, proprio a causa delle dimensioni aziendali.

Altro dato di rilievo è il terreno su cui giocare il rilancio dell’informazione locale. A cominciare da quello di presidio e creazione del senso di comunità, di connessione sociale, che si affianca a quello di presidio di democrazia, con l’offerta di informazione di qualità. “La forza dell’informazione locale sta nell’immediatezza e nella vicinanza”, rimarca Marianna Sala del Corecom Lombardia. “Il vero strumento per superare la crisi è il recupero dell’autorevolezza e la formazione di opinione pubblica qualificata”, sottolinea il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi. “Serve un ripensamento del fondo per il pluralismo nella sua interezza e della sua destinazione – prosegue dunque Crimi -. Se un contributo va dato, questo deve riguardare la stampa locale e l’informazione digitale locale ancora più che quella nazionale. Ma bisogna anche verificare l’efficacia degli interventi, che spesso non hanno stimolato reazioni virtuose, con i beneficiari seduti ad attendere interventi fine a sé stessi. Se come attore pubblico dobbiamo garantire l’informazione come bene non è dunque attraverso il sistema dei rimborsi spese, ma piuttosto con la garanzia di mantenimento di una soglia minima al di sotto della quale non c’è più informazione di qualità”. Per l’informazione locale significa anche farsi carico del problema degli investimenti pubblicitari, che soffrono in misura maggiore rispetto alla stampa nazionale, anche se il sottosegretario non nasconde “perplessità” rispetto alla domanda pressante di ripristino della pubblicità istituzionale sulla stampa locale, che potrebbe portare con sé “effetti di distorsione anche politica”.

Dall’incontro è emersa anche la consapevolezza che nonostante le nuove tecnologie siano alla base della crisi del settore editoriale, non sia il web a dover essere demonizzato. La responsabilità sta piuttosto nelle smagliature e mancanze che si sono venute a creare nella formazione, sui due opposti fronti. Quello professionale degli addetti, per cogliere le nuove opportunità nate con i nuovi mezzi, e quello a valle dei consumatori, dei lettori, a cominciare dai giovani, privi di una formazione culturale, lasciati senza strumenti davanti alle insidie che il web può portare con sé. “La mediatizzazione diventa cruenta senza dosi massicce di formazione. E solo chi ha formazione non resta vittima della digitalizzazione”, mette in guardia Mario Morcellini, commissario Agcom e docente di comunicazione, giornalismo e reti digitali. “Lo dimostra il fatto che l’opinione pubblica informata e competente non è cresciuta nel Paese con il moltiplicarsi delle fonti di informazione sulla rete”. Da Paolo Lattanzio (M5S), componente della commissione Cultura della Camera, la proposta di un “patentino” per la formazione fin dalla scuola dei giovani all’uso delle nuove tecnologie, “senza demandare tale ruolo formativo alle associazioni. Il pubblico si riappropri del compito di elaborare una nuova strategia pedagogica. Cominciamo a ragionare sulla qualità della comprensione”, afferma. Un altro aspetto di rilievo richiamato dall’esponente pentastellato è quello della trasparenza degli assetti proprietari delle testate, a tutela dell’informazione dai rischi di infiltrazioni mafiose o della criminalità organizzata.

L’incontro si è rivelato fruttuoso anche sotto il profilo dei rapporti tra Agcom, Corecom e governo, in una prospettiva di supporto reciproco rafforzato, specie in vista della riforma dell’editoria. Da parte dei Comitati regionali per le comunicazioni, per voce del presidente nazionale, Filippo Lucci, giunge la proposta di un utilizzo organico dei dati raccolti grazie al Roc, il registro di operatori della comunicazione a cui afferiscono i dati raccolti da ciascun comitato a livello regionale, “una vera miniera d’oro” per comprendere il mondo dell’informazione e delle sue evoluzioni. Ma anche la richiesta di nuove funzioni da assegnare ai Corecom, accanto a quelle tradizionali e, sul futuro Agcom, “nella scelta delle persone per la guida dell’autorità strategica, più spazio a Corecom, per valorizzare l’eccellenza dei territori”.

Da Ivana Nasti, direttore del servizio ispettivo Registro operatori delle comunicazioni (Roc) la proposta di ricomprendere in ambito editoriale e di applicazione della 416 sui prepensionamenti anche le associazioni e le Pim; dal presidente Corecom Emilia Romagna, Stefano Cuppi, la proposta di ripristinare l’obbligo di iscrizione al Roc anche per le piccole imprese, pur confermando l’esenzione dai contributi. E da parte di molti l’esigenza di affrontare compiutamente e a livello internazionale, europeo, il capitolo dei rapporti con le grandi piattaforme. Con un auspicio ulteriore. “Purtroppo il legislatore europeo con la sua direttiva Ue sul copyright ha mantenuto un approccio settoriale, che dovremmo evitare almeno nella fase di recepimento del provvedimento. Non dobbiamo avere una impostazione occhiuta solo sul tema del copyright, ma allargare gli orizzonti”, ha concluso Nasti.

Leggi lo Speciale Stati Generali dell’Editoria. Tutte le tappe del percorso

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