Così l’Inpgi spiega le ragioni della crisi al Parlamento: meno iscritti e più freelance (veri o finti che siano)

Come noto, si è svolta martedì 18 giugno 2019 l’audizione presso la Commissione Bicamerale sugli Enti di Previdenza della presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, del direttore generale Mimma Iorio e del presidente del collegio sindacale Vito Branca, nel corso della quale l’ente previdenziale dei giornalisti italiani ha illustrato gli aspetti inerenti la situazione in cui versano le casse. Dodici i mesi di tempo per valutare nuove misure di contenimento spesa ed aumento entrate onde scongiurare il commissariamento.

L’audizione

L’Inpgi ha in seguito pubblicato sul suo blog ufficiale il documento depositato agli atti in cui spiega le ragioni della crisi. In particolare, si legge a pagina 23, “le ragioni della contrazione della platea degli iscritti sono evidentemente legate, come già accennato, sia al perdurare dello stato di crisi economica che ha interessato il settore editoriale che alle trasformazioni dei modelli organizzativi in base ai quali viene svolta la professione giornalistica, sempre più orientata verso l’area del lavoro autonomo e sempre meno verso quella del lavoro dipendente”. Tanto che ad essere in crisi è proprio la gestione sostitutiva dell’AGO, alla quale sono iscritti i giornalisti titolari di un rapporto di lavoro dipendente (15mila gli iscritti attivi in totale, 3mila in meno rispetto al 2012), mentre quella della Gestione separata, che assicura i giornalisti che svolgono l’attività in forma autonoma, è in speculare controtendenza.

L’Inpgi – che nel documento spiega dettagliatamente tutte le misure adottate finora nel tentativo di garantire la sostenibilità della gestione previdenziale, dalle riforme di sistema alle azioni di contrasto ai fenomeni di evasione e/o omissione contributiva, dalla gestione del patrimonio al contenimento dei costi – non manca di ricordare che gli ispettori hanno finora scoperto 3mila casi di “lavoro nero”, cioè giornalisti formalmente autonomi (collaborazione coordinata e continuativa, prestazione professionale d’opera, cessione di diritto d’autore, consulenza occasionale) che in realtà svolgevano lavoro dipendente, 1500 che erano inquadrati con qualifiche diverse e pertanto versavano contributi ad altri enti e ancora altri contributi non versati da editori o liberi professionisti freelance.

La soluzione proposta dall’Inpgi, alla luce della crisi dell’editoria, dell’andamento del mercato del lavoro giornalistico e dell’avvento di nuove figure professionali, è l’allargamento della platea degli iscritti ai “comunicatori professionali”. Mentre assorbire la gestione sostitutiva Inpgi nell’Inps, ricorda l’ente, costerebbe allo Stato 600 milioni di euro l’anno.

Qui il documento integrale depositato agli atti.

Qui il video dell’audizione.

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