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Twitter toglie la geolocalizzazione dei cinguettii. Bene per la privacy meno per giornalisti e ricercatori

Twitter limita la possibilità di condividere con precisione la propria posizione. Per comunicare la novità il social ha scelto il suo stesso profilo, spiegando che il motivo del cambiamento deriva dal desiderio di semplificare l’esperienza degli utenti, ma precisando che sarà ancora possibile localizzarsi passando dalla fotocamera.

Jack Dorsey (Foto Ansa -EPA/ANDREW GOMBERT)

Dal 2009, ricorda NiemanLab [1], Twitter aveva lanciato lo strumento di geocalizzazione Api, che permettava agli utenti di decidere se condividere o meno tali informazioni dai loro telefoni. Il limite? La scelta poteva essere fatta solo una volta e, a meno che non si fosse spenta la condivisione dei dati, la posizione sarebbe rimasta la stessa per tutti i cinguettii successivi. E in questo modo,gli utenti potevano anche falsificare la loro posizione.
In più, se all’inizio Twitter aveva permesso di taggare un tweet con una posizione ampia, negli anni le funzioni di Gps sono diventate sempre più precise e, pur non essendo visibili pubblicamente,i dati erano comunque accessibili tramite Api.

Se da una parte la mossa suona come fatta per salvaguardare la privacy, dall’altra non può che creare un un problema per giornalisti e ricercatori che si sono serviti della funzione social per seguire eventi o studiare il comportamento degli utenti, indebolendo l’integrità dell’informazione quotidiana.
Grazie ai dati di localizzazione derivati dai post condivisi dagli utenti, ricorda Nieman Lab, per esempio era stato possibile tracciare l’uragano Sandy, monitorare la diffusione degli incendi boschivi ma anche capire dove le campagne di disinformazione si stanno diffondendo più velocemente.
Tutte analisi che adesso, con la stretta sui dati di localizzazione, diventeranno inevitabilmente più difficili.