Salva-Inpgi: anticipato termine per evitare commissariamento. Inpgi, Odg e Fnsi: vogliono colpire la categoria

Con un intervento in extremis ieri, a poche ore dal voto di fiducia da parte dell’aula della Camera al decreto crescita atteso per questo pomeriggio, cambiano nuovamente, e in senso restrittivo, le norme salva-Inpgi, introdotte nel provvedimento per stoppare il commissariamento della cassa previdenziale dei giornalisti, gravata da una situazione finanziaria molto pesante, e consentire l’avvio di una una nuova riforma per il suo risanamento, in vista di un allargamento della platea dei contribuenti, così come proposto da tempo dal sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon della Lega, in contrasto con la posizione del Movimento 5 Stelle, ostile a tale prospettiva, almeno in una prima fase. La ricerca di un equilibrio politico tra le due forze di governo sul decreto crescita nel suo insieme, ha tenuto aperto il confronto fino all’ultimo momento, e alla fine M5S ha ottenuto norme più stringenti sul salvataggio dell’Inpgi rispetto a quanto si dava per definito solo 72 ore fa.

Claudio Durigon (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Rispetto all’emendamento firmato dagli stessi relatori, che sospendeva il commissariamento dell’Inpgi fino al 31 dicembre di quest’anno, ora quel termine è anticipato al 31 ottobre. “Per la Ragioneria è troppo rischioso andare fino a dicembre, se nel frattempo le cose non dovessero andare. Un rischio che momentaneamente non ci sentiamo di correre”, ha dichiarato il viceministro all’economia, Laura Castelli (M5S), aggiungendo che “probabilmente non sarà l’ultima norma da fare su questo tema” che riguarda “non solo la platea, ma la tenuta della cassa”.

Ed è stata inoltre introdotta anche un’altra modifica, con la previsione di un accantonamento finanziario a partire dal 2023 e fino al 2031, che agisce come clausola di garanzia sui conti dell’Inps (invarianza di gettito contributivo e sugli oneri per prestazioni) nel passaggio di categorie di professionisti diversi dai giornalisti dall’Inps all’Inpgi, garantendo la neutralità in termini di indebitamento netto e di fabbisogno. Nel dettaglio si tratta di 159 milioni nel 2023, 163 nel 2024, 167 nel 2025, e quindi via via 171 milioni, 175, 179, 183, 187 e infine 191 a decorrere dal 2031.

Duri i commenti di Inpgi, Ordine dei giornalisti e Fnsi. Per l’istituto previdenziale il nuovo intervento “crea incertezza e confusione”, sottolineando la difficoltà di approntare interventi efficaci di risanamento e riforma, di “fare un lavoro serio” in tal senso in “poco più di tre mesi”. E ancora, aggiunge l’Inpgi, “da una parte si riconosce la validità della strada di ampliamento della platea degli iscritti, ma dall’altro si stanziano risorse per attuarla solo a partire dal 2023. Non vorremmo che dietro queste evidenti contraddizioni ci sia un unico obiettivo, colpire i giornalisti e l’intero settore editoriale attraverso la figura di un commissario che tagli tutele e welfare di un’intera categoria e finisca per deprimere ancora di più il sistema dell’editoria al quale Inpgi ha garantito finora un sostegno decisivo”.

Per l’Ordine “la montagna ha partorito un topolino, nel segno dell’illogicità”. Sospendere il possibile commissariamento solo fino al 31 ottobre significa semplicemente voler “sostituire il soggetto” che dovrà occuparsi della soluzione dei problemi di tenuta dei conti dell’istituto, “sapendo che chiunque senza un allargamento della platea dei contribuenti non potrà farlo”. “Troppe cose contro il giornalismo inquietano e chiamano a una risposta anche i cittadini che hanno il diritto ad essere informati”.

Per il segretario generale dell´Fnsi, Raffaele Lorusso, le nuove modifiche al salva-Inpgi sono la “conferma della volontà di una parte della maggioranza di governo di colpire l’informazione, i giornalisti e l’autonomia del loro istituto di previdenza. Se l’obiettivo è quello di aprire una resa dei conti senza precedenti, ricorrendo magari per qualche mese alla figura di un commissario, si tratta di un’operazione pericolosa quanto inutile, perché come riconosce chiaramente il testo dell’emendamento la messa in sicurezza dell’istituto passa chiaramente dall’allargemento della platea degli iscritti ad altre figure di professionisti del settore”. Per l’Fnsi “anche altri auspicati interventi”, sempre nel senso del risanamento dei conti, “andrebbero adottati solo dopo averne verificato la rispondenza alle leggi e ai principi costituzionali. Ogni altra ipotesi appartiene a forme di propaganda e di demagogia d´accatto che esprimono bene lo spirito dei tempi”.

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