Fieg-Google: a Roma workshop sulle nuove frontiere del giornalismo digitale

“Negli ultimi anni la mia azienda ha fatto tanto per mettere al centro la convinzione che il giornalismo di qualità sia importante per la democrazia. Sui modelli di business abbiamo fatto tanto e vogliamo fare ancor di più”. Lo ha detto Riccardo Terzi, Emea strategic relations, news & publishers di Google durante il workshop ‘Le nuove frontiere del giornalismo digitale’, organizzato da Fieg e Google il 24 giugno, per commentare gli esiti del Reuters Institute Digital News Report 2019.

Dallo studio comparato dedicato al giornalismo online, realizzato prendendo in esame 38 nazioni, tratti caratteristici per l’Italia sono risultati la poca fiducia nelle notizie (40%), il continuo declino dell’informazione sulla carta stampata; lo smartphone che si assesta come principale strumento attraverso cui informarsi. Ansa si è confermata primo brand per affidabilità, come Bbc News nel Regno Unito e il Wall Street Journal negli Stati Uniti.

Fra gli elementi presenti in tutti i Paesi, è emersa la difficoltà che incontrano, con poche autorevoli eccezioni, i modelli di informazione online a pagamento.
Parlando dei passi mossi da Big G in questo ambito, Terzi ha detto: “la vera cosa da capire sono i comportamenti online dei lettori. Google non può rispondere da solo e anche per questo è nato l’accordo di collaborazione con Fieg, esperimento unico per noi in Europa, firmato tre anni fa. Alcune cose le abbiamo fatte bene, altre sono migliorabili. Google comunque continua e continuerà a investire su questa industria”. All’incirca già “distribuiamo agli editori nel mondo 15 miliardi di dollari l’anno. Il fine è un prodotto giornalistico migliorativo e meglio monetizzato”, ha precisato.

“Tra poco gli editori non saranno più in grado di generare buona informazione, neanche in rete, se non troviamo il modo di ridistribuire il denaro. Teniamo sul web gli youtuber bravi e i blogger di talento, ma iniziamo a ripulire il sistema dal rumore di fondo della mancanza di qualità”, è stata la considerazione di Andrea Santagata, chief innovation officer del Gruppo Mondadori durante il workshop.
Oggi che vengono prodotti miliardi di contenuti “organizzare diventa più importante di creare, ha sottolineato. Il denaro ha distorto il sistema. In Italia il 75% della pubblicità online va verso i cosiddetti over the top e gli editori formalmente di questa pubblicità prendono il 15%. La pubblicità degli over the top cresce ogni anno double digit, quella degli editori, del 2-3%. Le revenue offline degli editori, che costituiscono circa l’80%, decrescono ogni anno del 10%”.

“Non è una questione di buoni e di cattivi , ma di spostamento del denaro, le case editrici non sono in grado di reggere a lungo a questa situazione”. Riguardo i modelli di informazione online a pagamento, Santagata ha ricordato che il sistema della subscription “anche nei Paesi anglosassoni è sotto il 10% ed io sono anche contrario, perché vuole dire relegare la buona informazione dietro un cancello, mentre fuori resta la confusione”.

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