Auditel arriva la rilevazione dei device mobili. In Italia più di 112 milioni di schermi possono accedere a contenuti video o tv

Si cambia, sia pure dopo molte resistenza e reazioni di timore da parte del mondo dei broadcaster che hanno rallentato un po’ il processo. Auditel che ha deciso di seguire l’evoluzione tecnologica e quella dei comportamenti dei consumatori ha sancito il passaggio – per la parte più innovativa della ricerca sugli ascolti tv – dal metodo campionario a quello censuario. Sono disponibili dalle 14.00 di oggi, e saranno regolarmente diffusi ogni giorno alle 18.00, i dati sull’ascolto televisivo che passa attraverso i vari device digitali oggi disponibili (SmartTv, Smartphone,Tablet, PC e Game Console, mentre per adesso mancano dal computo le APP, ma arriveranno a fine estate). Inoltre una release settimanale sarà consultabile alle dieci del mattino del martedì, per consentire e suggerire un’analisi più attendibile e stabile della fruizione video che si realizza sugli altri schermi.


“L’ascolto su questi device evolve e si aggrega per lo più nell’arco di tre-sette giorni; in una settimana, di regola, si dispone già di un’indicazione abbastanza indicativa e di una certa consistenza di come vanno le cose” ha spiegato il presidente di Auditel, Andrea Imperiali.
Quanto sia più complicato gestire le informazioni della nuova era digitale, lo spiegano bene anche alcuni dei numeri chiave contenuti nell’aggiornatissima ricerca di base di Auditel. Oggi in Italia sono oltre 112milioni gli schermi che possono accedere a contenuti video o tv di cui 42milioni circa sono tv tradizionali, 43milioni smartphone, 7 milioni i tablet e altrettante le smart tv connesse, 19 milioni i pc, a cui si aggiungono anche le piattaforme per il gaming.

Già disponibili e in fase di test dal 16 dicembre 2018, le nuove misurazioni di Auditel sono quindi diventate pubbliche e ufficiali il 24 di giugno, costituendo la nuova estensione della currency di mercato. Oltre ad Imperiali, alla conferenza stampa tenutasi nella sede di Auditel, c’era il presidente di Upa, Lorenzo Sassoli De Bianchi, che ha sottolineato come la ricerca si ponga “all’avanguardia internazionale, costituendo un vero e proprio salto quantico rispetto al passato”. Imperiali ha chiarito che si tratta di un primo passo, nel cammino che porterà alla misurazione coerente della cosiddetta ‘total audience’. “Si misurano non soltanto le performance dei contenuti – e anche in questo caso si tratta di un unicum a livello internazionale – ma anche quelle della pubblicità”. Il presidente di Auditel ha sottolineato che i nuovi numeri non vanno sommati ai vecchi, per un problema di metodo, ma anche di metriche. “I dati relativi ai device digitali rilevati con il sistema censuario non sostituiscono né si sommano ma semplicemente si affiancano ai dati tradizionalmente raccolti con il sistema campionario: alla base di entrambi c’è il SuperPanel AuditelTM che offre le massime garanzie al mercato”.

Con il tradizionale sistema campionario, Auditel rileva gli ascolti di circa 191 editori. Con il nuovo sistema censuario rileverà, per ora, gli ascolti di 6 editori che, però, rappresentano l’86,5% del totale ascolto televisivo: sono DeAgostini, Discovery, La 7, Mediaset, RAI e Sky. Manca all’appello Viacom, ma una parte dei suoi programmi e canali gira sulle piattaforme degli editori citati e viene dunque pesata.
La rilevazione è su tutti i device abilitati alla visione via protocollo IP (Tablet, Smartphone, Smart TV, PC, Set-Top-Box, Mini-Set-Top-Box, Game Console, etc.). Al momento Auditel rileva gli ascolti tramite desktop e mobile browser ed ha avviato anche la rilevazione di quelli generati su Smart TV. I dati pubblicati non comprendono ancora la visione attraverso le app, che stanno completando la fase di certificazione e si aggiungeranno a brevissimo (Imperiali ha detto che all’inizio di settembre dovrebbe esserci anche le App).

Per misurare gli ascolti sui device digitali Auditel, con il supporto di Comscore utilizza quattro nuove metriche. Simboli e acronimi con cui tocca iniziare a familiarizzare. L’AMR-D (Average Minute Rating-Device) è l’ascolto nel minuto medio dei device. Di fatto è identico all’AMR della TV tradizionale, ma, invece di misurare gli spettatori nel minuto medio, allo stato quantifica i device nel minuto medio (dietro cui vi è almeno una o più persone in visione). Secondo riferimento è il cosiddetto LS (Legitimate Stream): misura il volume di stream erogati e visti per almeno 300 millisecondi (soglia tecnica per avere certezza dell’effettivo avvio dello stream) da ciascun device. Si calcola sia per la visione del contenuto lineare (live) che per la visione di quello on-demand (VOD). Terza metrica utile il cosiddetto TTS (Total Time Spent): è calcolato sommando tutti i secondi in cui ciascun device ha visualizzato contenuti editoriali e pubblicitari di un singolo canale. Quarto acronimo da decodificare è l’ASD (Average Stream Duration): calcola la durata media di uno stream.

“A voi piace la logica di «vincitori e vinti». I giornali parlano spesso di un programma o una rete che ne ha ‘asfaltata’ un’altra. Ebbene – ha rimarcato Imperiali – la principale avvertenza è che la lettura di questi dati è più articolata di quella possibile con i dati tradizionali. La AMR-D è la metrica più vicina a quella della TV tradizionale, cui, allo stato è affiancabile ma non sommabile, perché basata sui device e non sugli individui”. Altra avvertenza: il WEB non è la TV. “Non esiste un totale internet. Non è possibile calcolare la share come siete abituati a fare” ha ammonito il presidente, sconsigliando eccessi di spregiudicatezza e superficialità nella decodifica dei nuovi dati.

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