Stati Generali Editoria. Crimi: contratto giornalisti superato. Molinari (Stampa): mancano strumenti per assumere

“Anche i giornalisti devono comprendere che la modalità contrattuale esistente, che tutela fortemente il giornalista, è superata, fa riferimento a modelli che non esistono più. E oggi proprio quel contratto da un lato non tutela più nei fatti il giornalista e dall’altro ingessa gli editori”. Lo ha detto il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi intervenendo agli Stati generali dell’editoria nell’incontro con i direttori della carta stampata.

Vito Crimi (Foto LaPresse/Stefano Cavicchi)

Nel corso dei lavori è giunto da più parti, da direttori di piccole e grandi testate, l’auspicio di una maggiore flessibilità contrattuale. Ma è stato il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, a porre per primo e con incisività questa richiesta. “La sfida della trasformazione che i giornali devono affrontare per vincere la crisi del settore e uscire più forti – ha spiegato – non può prescindere dal fatto che in questo ciclo dell’informazione digitale stanno nascendo, e già lavorano con noi, nuove figure professionali. I giornali hanno e avranno sempre più bisogno di nuove competenze, penso ai data analist, ai media strategist, ai graphic designer, tutte figure che devono stare in redazione, con i giornalisti, non sono corpi staccati. I giornali possono produrre nuovi lavori e nuovi posti di lavoro, ma il contratto nazionale non lo consente, siamo vincolati a un contratto che appartiene al 900, e che oggi è fuori mercato. Non abbiamo gli strumenti per assumere nuove professionalità. Si tratta di un vulnus reale – ha concluso il direttore de La Stampa – al quale bisogna rimediare in gran fretta”.

Crimi ha poi sottolineato che il tema dei contratti “non è competenza diretta del governo” ma in questo campo “quel concetto di unione, di lavorare insieme verso un obiettivo comune, può portare alla comprensione che alcuni capisaldi vanno smontati”. Come quello dell’accompagnamento al pensionamento, ha aggiunto “che poi porta al lavoro di fatto dei pensionati nelle redazioni a un costo più basso, perché tanto c’è l’Inpgi che paga le pensioni. Pensioni che magari sono elevatissime, fuori da ogni logica, quelle delle grandi firme, che però portano lettori e vengono tenute, mentre lo Stato paga 20 milioni l’anno all’Inpgi per i prepensionamenti. Qui qualche ragionamento, anche di tipo legislativo, andrebbe fatto”.

Speciale Stati Generali dell’Editoria. Tutte le tappe del percorso

Il direttore della Stampa, Maurizio Molinari (Foto Mauro Ujetto/LaPresse)

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