Stati generali, Crimi: troveremo come aiutare settore. Obiettivo è sostegno a pluralismo, non a bilanci

Radio Radicale, il futuro dell’Ordine dei giornalisti, ma anche gli obiettivi degli Stati Generali dell’editoria e il ruolo dei social nell’informazione. Sono questi alcuni dei temi che il sottosegretario all’editoria, il grillino Vito Crimi, ha affrontato il 29 giugno a Ischia, intervenendo al Premio internazionale di giornalismo, alla tavola rotonda sul tema ‘I convegni della Penna d’Oro’.

“Non ho mai chiesto la chiusura di Radio Radicale ma solo chiarezza”, ha esordito Crimi parlando dell’emittente al centro di mesi di polemiche sui rinnovi della convenzione (Leggi qui lo speciale di Primaonline). “Chiarezza per un servizio che viene affidato in prorogatio per legge da 25 anni e che non è possibile fare, ha aggiunto, ed il fatto che oggi siamo riusciti ad interrompere questo e ci mette in condizioni di fare le famose gare. Tutti dicono che avrebbero voluto fare le gare. Io dico perché non le avete fatte”, ha rimarcato.

Passando all’Odg, l’esponente M5S lo ha definito “in sé anacronistisco”. “Nel momento in cui si discute dell’allargamento della platea delle figure che dovranno contribuire all’Inpgi, la cassa dei giornalisti, ha rilevato, si sta dimostrando che oggi la figura del giornalista è cambiata, non c’è solo quella classica ma ci sono diverse modalità, come quella di fare comunicazione sui social in maniera professionale”.
“La rete che era uno strumento per nascondersi è diventato il primo strumento di trasparenza della realtà”, ha detto nello specifico sui social. “Sta cambiando il modo di comunicare, di approcciarsi con gli altri”.

Vito Crimi (Fabio Cimaglia / LaPresse)

“L’Inpgi non sconta solo una riduzione della platea degli iscritti. Fosse solo quello, affronteremo il problema in un certo modo. In passato sono state fatte scelte non corrette. Oggi è l’unico istituto che svolge una funzione sostitutiva per cassa integrazione e disoccupazione. In molti casi gli editori hanno sfruttato l’Inpgi come una cassa per ridurre il proprio costo del lavoro, e affrontando delle crisi industriali che non sempre erano corrispondenti alla mancanza di utili”., ha aggiunto nello specifico parlando dell’istituto di previdenza dei giornalisti.
“La crisi significa cassa integrazione che è stata a carico dell’Inpgi, ha aggiunto Crimi, poi ci sono stati dieci anni di ritardo per recepire le riforme del sistema contributivo. Tutto una serie di cose che sono state sbagliate nella governance e che vanno riviste”.

“Il futuro del giornalismo? Non può essere immaginato pensando solo all’Ordine, all’Inpgi, solo ai giornalisti e solo agli editori”. Crimi ha ricordato che sta incontrando tutti gli attori del settore “per capire quali sono gli aspetti da affrontare, che vanno affrontati tutti insieme perché se lo fai singolarmente non riusciamo a cogliere il sistema complessivamente”.
Al termine degli Stati generali dell’Editoria “troveremo le modalità per aiutare il settore dell’informazione”, ha detto il sottosegretario.

Nessuno vuole affossare il settore“, ha rimarcato. “Qualcuno dice che io sia contro i giornalisti. Non è vero. Io vorrei aiutare solo i giornalisti a fare il loro lavoro e a farlo bene, aiutare gli editori a fare informazione in maniera serena, libera e trasparente”. Per Crimi non è il finanziamento pubblico all’editoria a garantire “una informazione di qualità; il sistema in Italia evidentemente non ha funzionato”.
Rispondendo alla osservazione di un giornalista su come sia strutturato il sistema negli altri Paesi europei, Crimi ha aggiunto: “Non bisogna solo sapere quanto mette ogni Stato nel settore ma bisogna fare un passo dopo e vedere quale sia l’efficacia degli investimenti. Anche lo Stato ha contribuito. Ma il fondo per il pluralismo ha funzionato davvero? Se avesse funzionato oggi non saremmo a parlare della crisi dell’editoria”. “Noi dobbiamo cambiare il modello per aiutare il pluralismo – ha concluso Crimi – e non il bilancio degli editori”.

Alle parole di Crimi ha risposto in una nota il presidente dell’ordine dei giornalisti Carlo Verna, presente a Ischia in veste di giurato. “Maratona giornalismo sarà la risposta agli Stati Generali dell’editoria che sono andati avanti con poche idee e confuse, come dimostrano le dichiarazioni del sottosegretario Crimi in una sede prestigiosa per i giornalisti, quella del premio Ischia della cui giuria ho avuto l’onore di far parte e che sono certo affermerà i valori della libertà di stampa e della professionalità in scenari che cambiano ma che non toccano i nostri doveri a formarci in maniera seria e permanente e per il rispetto delle persone e della verità”.

Carlo Verna (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

“Al prossimo consiglio nazionale porterò la proposta di una discussione aperta a tutte le forze politiche, che riproponga la virtuosa parlamentarizzazione di un dibattito che ha portato alla salvezza di Radio Radicale. L’ipotesi è quella di un appuntamento il 16 settembre e naturalmente Crimi è fin da ora invitato”, ha aggiunto Verna.
“Dopo l’avvio degli Stati generali dell’editoria con la partecipazione del presidente del Consiglio Conte che auspichiamo voglia continuare a seguire l’iniziativa, ci sono stati singolari sviluppi con inviti che a noi rappresentanti della categoria non sono stati rivolti o con registrazioni, che non abbiamo ritenuto di dover fare alla pari di qualunque associazione volesse accreditarsi”, ha concluso.

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