Stop agevolazioni telefoniche dal 2020, Crimi: potrebbero derivare anche benefici per editori. Vetere (Uspi): convenzioni con gestori per attutire impatto

La cancellazione delle agevolazioni sulle tariffe telefoniche a favore dei giornali a partire dal primo gennaio 2020 potrebbe innescare un processo virtuoso per cui alla fine per gli editori l’eliminazione di questo sostegno potrebbe portare addirittura un beneficio, con tariffe più basse di quelle pagate finora. Se ne dice convinto il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, che nel corso degli incontri degli Stati generali dell’editoria si è soffermato sul punto.

Vito Crimi (Foto LaPresse/Stefano Cavicchi)

“Il contributo dello Stato è indiretto nel caso delle tariffe telefoniche. Il pubblico paga alle compagnie telefoniche che stipulano contratti con editori il 50% del consumo: di fatto lo Stato ha garantito loro questo 50% fino ad ora – ha spiegato-. Ma nel frattempo l’andamento del mercato è stato tale, la concorrenza tra gestori così spietata, che i prezzi sono scesi notevolmente. Io sono convinto che quel 50% finora pagato dallo Stato era probabilmente lo sconto che avrebbero comunque riconosciuto ai clienti editori. E se nel 2020 i gestori chiederanno alle società editrici il 100% delle tariffe, queste potranno dire loro ciao! e attendere offerte migliori da un concorrente. Si apre insomma la possibilità di un beneficio per queste ultime. Con prezzi più bassi dettati dalla concorrenza tra i gestori stessi e migliori anche in termini di prodotti innovativi offerti”.

Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, che in vista del primo gennaio 2020 propone la creazione di un “sistema di convenzioni con i gestori per attutire questo impatto”.

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