Vetere, Uspi non è contratto di sottopagati, fa emergere lavoro nero. Sterili polemiche interne a Fnsi – LA TABELLA STIPENDI MINIMI

“Sappiamo che ci sono persone disponibili a fare e dire qualsiasi cosa a fini di polemica interna, perché di questo si tratta, nel settore giornalistico. Però non possiamo non notare che, soprattutto in contesti istituzionali di alto livello, qualcuno mostra di non essere idoneo alla rappresentanza di un settore serio e determinante come quello giornalistico. Questo valga per tutti quelli che per fini personali recano danno alla loro stessa categoria”. E’ un fiume in piena Francesco Saverio Vetere, segretario generale dell’Uspi, l’Unione stampa periodica, che riunisce e rappresenta i piccoli editori della stampa locale e l’editoria on line. All’indomani della conclusione degli Stati generali dell’editoria, che ha concluso la fase degli incontri con tutti i soggetti della filiera confrontandosi con i giornalisti, risponde duramente alle pesanti critiche che sono state mosse al contratto Uspi-Fnsi nel corso dell’incontro.

Il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere

“A me non interessa nulla delle polemiche interne all’Fnsi – insiste, conversando con primaonline – da parte mia sono stato invitato a partecipare agli Stati generali dell’editoria ed ho aderito senz’altro, perchè ritengo giusto collaborare con questo governo come abbiamo collaborato nel passato con tutti i precedenti governi. Il nostro intento è far capire quali sono le nostre istanze, i problemi del nostro settore editoriale e far comprendere in questo caso la necessità del mantenimento di un sostegno pubblico, a maggior ragione in questa fase di difficile transizione. L’impressione che ho è invece che si faccia polemica interna. E affermare, come è stato fatto, che il contratto Uspi sia un contratto da schiavitù, significa nel migliore dei casi non averlo mai letto e soprattutto voler ignorare le ragioni che stanno alla base del contratto stesso”.

A indignare particolarmente Vetere è stata l’accusa mossa al contratto Uspi-Fnsi di rendere i giornalisti una categoria di sottopagati e di togliere loro ogni diritto.

“Non ci sto. Chi parla di categoria di sottopagati vuol dire che non ha la minima idea del mercato del lavoro in Italia. Il nostro contratto prevede stipendi di ingresso in linea con gli stipendi di entrata nelle aziende di categorie professionali, come quelle degli ingegneri, per esempio – precisa Vetere – e in alcuni casi li supera anche. Ma bisogna chiarire bene. Il contratto Uspi-Fnsi nasce specificatamente per i piccoli editori, per i giornali locali, per l’editoria on line, costituita da una miriade di piccole realtà, basti pensare che il 68% dichiara fatturati al di sotto di 100 mila euro l’anno. Il contratto Uspi nasce per dare una risposta al fatto che il contratto Fieg è molto oneroso, la piccola editoria non ha i soldi per applicarlo. Il contratto unico a 50mila euro l’anno non può valere per i piccoli. E l’alternativa finora qual era? Il pagamento con contratti da poligrafici e contributi versati all’Inps, che è stato pur sempre un rimedio, oppure i co.co.co o le partite Iva. Il contratto Uspi-Fnsi nasce per uscire da una logica di precariato, contrattualizzare tanti giornalisti, portando nuovo lavoro ed emersione del nero. Veramente qualcuno pensa che cancellando il contratto Uspi l’alternativa possa essere quello Fieg?”. Vetere precisa inoltre che il contratto Uspi si applica solo alle nuove assunzioni, non può in nessun modo sostituirsi ad eventuali precedenti contratti Fieg.

All’accusa infine che il contratto per i piccoli editori tolga diritti ai giornalisti, replica secco: “Assolutamente falso. Uspi tutela i giornalisti, tutti i diritti riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti e dalla legge sono dentro il contratto Uspi, sono perfettamente uguali al contratto Fieg”.

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