Rai, Foa si dimette per poter giocare la sua partita a Viale Mazzini

Meglio dimettersi volontariamente evitando un voto nel Consiglio di amministrazione che lo avrebbe messo in minoranza, per Marcello Foa, presidente Rai che ha dovuto rinunciare al doppio incarico di presidente di RaiCom.

Puntare ancora i piedi, in nome della legalità della nomina fatta valere con pareri legali e del Tesoro, negando l’incompatibilità politica e istituzionale che la commissione di Vigilanza ha evidenziato, avrebbe portato a una sorta di voto di sfiducia verso il presidente sovranista: ai voti a favore delle dimissioni dalla consociata Rai di Rita Borioni (consigliera area Pd), e di Riccardo Laganà (rappresentante dei dipendenti), si sarebbero aggiunti quelli della consigliera Beatrice Coletti (M5s), di Gianpaolo Rossi (per FdI) e dello stesso amministratore delegato Fabrizio Salini.

Il presidente della Rai, Marcello Foa (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

E’ andata invece come Prima aveva annunciato, con le dimissioni contestuali di Foa e degli altri consiglieri con il doppio incarico: Coletti e Rossi dal Cda di RaiCom e Igor De Biasio da quello di Rai Pubblicità. Per quest’ultimo, consigliere leghista, si riapre però un doppio ruolo, e anche sensibile, annunciato oggi da lui stesso al settimo piano di Viale Mazzini: entra nel Cda di Arexpo di Milano, la società che per conto della Regione Lombardia, presidente Attilio Fontana, Lega, dovrà gestire il piano urbanistico dell’area che ospitò l’Expo 2015, ma non si dimetterà dal Cda Rai. Ad Arexpo si ipotizzava di spostare parte del centro di produzione Rai di Milano, ma con la presenza di un consigliere della tv pubblica si può creare un conflitto di interessi, così come per ogni altro atto sul piano immobiliare e Regione Lombardia.

Comunque le anime gialloverdi a viale Mazzini si guardano con sospetto, con i grillini sempre più in affanno per la smania di occupazione da parte della Lega, vedi il caso del Tg1, il cui direttore, Giuseppe Carboni, è sempre sotto la spada di damocle leghista. Foa che chiede delle contropartite sulle nomine: potrebbe ottenere lo sblocco dei vicedirettori di RaiUno, tre in area sovranista, Infante, Fiore e Argenziano (alcuni da sempre di centrodestra) e Franco Di Mare considerato in area 5 stelle. Sembra non vera invece la voce sulla sostituzione di Antonio Di Bella da RaiNews con Fabrizio Ferragni (vicinissimo a Foa e ormai decisamente di area sovranista), mantenendo così a RaiNews24 l’avamposto di opposizione, insieme a RaiTre che comunque si sta muovendo con buoni risultati con una sua linea identitaria e culturale.

A soddisfare appieno le volontà governative, per sua dichiarazione, è invece la direttora di RaiUno, Teresa De Santis, che ha tenuto fino all’ultimo coperte le carte dei palinsesti per mettere sul tavolo poi una sfilza di fiction e di film (anche per colmare il vuoto della domenica apertosi con la defenestrazione di Fabio Fazio, spostato a RaiDue) che hanno portato la consigliera Rita Borioni a votare contro i palinsesti che saranno presentati il 9 giugno a Milano.

Teresa De Santis (foto Ansa)

E’ cosa fatta comunque l’infornata di esterni graditi alla Lega, dal biografo di Salvini, Poletti, a ‘Uno mattina’ anche nell’autunno (togliendo Franco Di Mare, storico volto del mattino Rai), a Lorella Cuccarini nel pomeriggio con ‘La Vita in diretta’ e Monica Setta nella ‘Mattina in famiglia’ nei weekend. Come se non bastasse, De Santis starebbe spingendo di nuovo per affidare qualcosa a Maria Giovanna Maglie, e apre le porta alla “papessa” Francesca Chaouqui.

Secondo i rumors di viale Mazzini aspirerebbe a un ritorno alla Rai anche Giovanni Minoli, puntando sulla Radio, una volta chiuse le esperienze con Radio24 (in modo conflittuale) e La7. Ma per lo storico autore conduttore televisivo potrebbero esserci complicazioni burocratiche e legali per un ritorno sulla tv pubblica.
Fra i cambiamenti in vista, Giovanna Botteri viene spostata a Pechino, mentre negli Usa arriva (dalla Cina) Claudio Pagliara, ma con sede a Washington; a New York restano Dario Laruffa e Oliviero Bergamini.

 

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