Incentivi a occupazione, meccanismi di ridistribuzione della raccolta e tutela copywright. La ricetta della Lombarda per la crisi del giornalismo

“L’informazione sia bene primario e il Governo metta in campo norme speciali di settore”. A chiederlo il presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, Paolo Perucchini, in una nota pubblicata online il giorno seguente l’ultima giornata della seconda fase degli Stati Generali dell’Editoria, quella a cui non hanno partecipato Odg e Fnsi (qui il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso spiega perché). La nota, diffusa anche con la newsletter, ripercorre il contributo del presidente della Lombarda, che spiega: “solo così si rilancia l’occupazione”. Intervento nel quale Perucchini ha anche risposto alle critiche contro il contratto Uspi. Ecco di seguito il testo consultabile anche online sul sito della Lombarda:

(Foto dal sito della Fnsi)

Paolo Perucchini

“Rilanciare il ruolo del giornalismo passando attraverso il riconoscimento da parte del Governo dell’informazione come bene primario del Paese e la predisposizione di normative speciali di settore.
Poggia su queste basi il contributo portato dal presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, Paolo Perucchini, all’ultima giornata della seconda fase degli Stati Generali dell’Editoria convocati a Montecitorio dal sottosegretario responsabile del Dipartimento Informazione ed Editoria Vito Crimi. La giornata aveva come obiettivo, alla presenza dello stesso sottosegretario, quello di aprire un confronto sul tema “Oltre la crisi: le proposte dei giornalisti per cambiare passo” ed era coordinata dal capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria Ferruccio Sepe.

Numerosi i punti toccati dal presidente ALG, in particolare gli obiettivi che un’azione seria di concerto tra un Governo attento al bene dell’informazione e le parti sociali dovrebbe perseguire:

1. Prima di tutto, sostenere l’occupazione con interventi mirati e speciali per il settore in modo da valorizzare anche un nuovo modo di fare impresa editoriale.

2. Individuare strategie nuove per un riequilibrio corretto degli introiti del sistema: da una diversa ripartizione dei ricavi pubblicitari che passi dalle Tv alla carta e dal Web alla carta, con intervento diretto sui big player, lavorando quindi anche sul tema del copywright. Capitolo da affrontare subito, anche per implementare la direttiva varata dalla Ue.

3. Valorizzare con interventi specifici la qualità dell’informazione controbilanciando gli effetti negativi delle fake news. Questo anche attraverso un percorso di “Educazione all’informazione” che coinvolga i giovani e il ministero dell’Istruzione. Una materia che dovrebbe essere inserita nei programmi didattici di Educazione civica.

4. Rivedere gli statuti delle imprese editoriali, agevolando con interventi ad hoc, il coinvolgimento diretto dei giornalisti nei board delle imprese che fanno informazione.

5. Salvaguardare e valorizzare il ruolo dei giornalisti nell’ambito degli uffici stampa, siano essi di natura pubblica o privata.

Il tutto, in un confronto aperto e franco, da condursi a fronte di impegni reciproci: intanto il riconoscimento dei rispettivi ruoli, del valore della libera informazione come irrinunciabile presidio democratico e la condivisione imprescindibile del ruolo dell’Ordine, magari più moderno e ulteriormente riformato. Ciò con la chiara consapevolezza che il mondo del giornalismo ha storicamente rappresentato un ambito di sperimentazione significativa anche nelle politiche del lavoro: siamo stati i primi a condividere percorsi incentivanti di nuova occupazione a tutele crescenti e a sperimentare i percorsi di rinnovamento dei nostri sistemi anche attraverso processi di “scambio generazionale” (i prepensionamenti con un ingresso ogni tre fuoriuscite) nonostante la loro rigida conformazione alla fine sia risultata “insufficiente” a sostenere il rilancio occupazionale.

Ma l’intervento del presidente Perucchini si è anche focalizzato su alcune critiche al sindacato, al suo ruolo, alle sue politiche e al suo operato (in particolare con la definizione del contratto Fnsi-Uspi) espresse da uno dei relatori. Come ha sottolineato Perucchini, puntualizzando a Nalbone, il contratto Uspi è un contratto di emersione che cerca di garantire tutele e diritti a un mondo di giornalisti che hanno sempre operato in un ambito informativo non maturo che finora non è stato in grado di proporre modelli di business, produttivi e organizzativi, validi ma che anzi spesso si è basato sullo sfruttamento di colleghi giovani e precari, fatti lavorare fuori da ogni inquadramento contrattuale.

Il presidente ALG ha ricordato come l’etica e la qualità del lavoro giornalistico siano il miglior baluardo contro l’informazione scadente, non garantita e non verificabile, o addirittura manipolata: più che parlare di modelli di informazione che privilegiano notizie “belle, buone e pulite” occorrerebbe focalizzarsi sulla pubblicazione di “notizie vere”.”

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