Peggiorano i conti del calcio italiano (-37,8%). La fotografia in chiaroscuro di Pwc tra costi, ricavi e rivoluzione digitale

L’impatto socio-economico del calcio in Italia ha superato i 3 miliardi di euro nella stagione 2017-2018, ma aumentano anche costi e debiti. Questo la fotografia “in chiaroscuro” che emerge dalla nona edizione del ‘ReportCalcio’ della Figc realizzato in collaborazione con Arel e PwC presentato in Senato.

La cifra prende in considerazione l’indotto economico (742,1 milioni di contributo diretto all’economia nazionale), sanitario (1.215,5 milioni di risparmio della spesa sanitaria derivante dalla pratica calcistica) e sociale (1.051,4 milioni di risparmio economico generato dai benefici prodotti a livello sociale) del ‘sistema calcio’ in Italia.

Leggi o scarica la nona edizione del ReportCalcio 2019

“Dopo 3 stagioni nelle quali il calcio professionistico aveva registrato un miglioramento delle performance economiche, nel corso della stagione 2017-2018 il risultato netto è significativamente peggiorato (segnando un -37,8%)” fino a toccare i 215 milioni di euro, si legge nella prefazione. “Da un punto di vista finanziario – prosegue -, la situazione del calcio italiano rimane quantomeno critica, con un indebitamento in continuo aumento che, se nel corso della scorsa stagione aveva superato per la prima volta il muro dei 4 miliardi di euro, sfiora quest’anno la soglia di 4,27 miliardi” (+6,4% del debito rispetto alla stagione precedente).

Quanto vale la Serie A? Il valore della produzione dei tre campionati professionistici nella stagione 2017-2018 ha superato per la prima volta i 3,5 miliardi di euro (+6% sull’anno precedente). Per la serie A il valore della produzione è aumentato del 5,7% e ha superato i 3 miliardi, con oltre la metà di questa cifra (54%) generato da soli 5 club: Juventus, Inter, Roma, Milan e Napoli. Mentre le ultime cinque società della massima serie per fatturato contribuiscono soltanto con il 7% del totale dei ricavi del campionato. Il divario si amplia ulteriormente guardando ai costi della produzione, con i primi 5 club che coprono il 56% del totale. In serie A l’indebitamento sfiora i 3,9 miliardi (+7,1% rispetto al 2016-2017), una crescita comunque più contenuta rispetto alla stagione precedente (+18,2% rispetto al 2016-2016).

La principale fonte di ricavi è sempre rappresentata dai diritti tv, che nonostante una leggera flessione (-0,6%) continuano a pesare per circa un terzo del valore complessivo (40% nel caso della Serie A). Si conferma la rilevanza nei conti economici dei club delle plusvalenze (il 22% sul totale dei ricavi), che dopo il record della precedente stagione (+84% rispetto al 2015-2016) hanno toccato un nuovo picco arrivando a 713 milioni. La crescita più significativa è però da attribuire ai ricavi da ingresso stadio (+22,4% e che ora valgono il 10% delle entrate); boom particolarmente evidente in serie A dove i ricavi da stadio hanno toccato i 300 milioni di euro (+32,4%), con un’affluenza complessiva maggiore di circa un milione di spettatori rispetto alla stagione precedente. In aumento anche i ricavi da sponsorizzazioni e attività commerciali (+9,5%).

Sono 28 milioni i tifosi, 4,6 milioni i praticanti, 1,4 milioni i tesserati e 568 mila le partite ufficiali giocate. Tra i trend più interessanti che emergono dal ‘ReportCalcio’ presentato dalla Figc in Senato, si sottolinea il continuo incremento del calcio femminile: solo negli ultimi 10 anni le giocatrici tesserate sono aumentate del 39,3% passando da 19.000 a 26.000. In totale il calcio italiano ha fatto registrare quasi 1,1 milioni di calciatori tesserati nella stagione 2017-2018, di cui i nati all’estero sono pari a 59.842, con un aumento del 35% rispetto ai 44.294 registrati nel 2009-2010.

A livello internazionale il calcio italiano si posiziona al quinto posto in Europa per calciatori tesserati, dietro solo a Germania (2,2 milioni), Francia (2,1), Inghilterra (1,5) e Olanda (1,2). Tra le criticità, osserva l’Ansa, il limitato impiego dei giovani nei campionati di vertice. Appena il 5,7% dei giocatori tra i 15 e i 21 anni tesserati nel 2008-2009 risultano ancora operanti nel calcio professionistico italiano. Sempre nel 2017-18 gli under 21 formati nei club ‘pro’ italiani sono stati pari ad appena il 6% del totale di quelli impiegati in Serie A, Serie B e Serie C, mentre l’incidenza sul minutaggio complessivo dei tre più importanti campionati non supera il 3%.

Gli obiettivi indicati da Pwc per i prossimi anni sono: aumentare i ricavi dei club, con particolare focus su quelli commerciali, attenzione a vivai e modelli manageriali, capacità di gestire il rapporto con i tifosi. C’è poi da fare i conti con la “rivoluzione digitale” dove “le società di calcio italiane sono chiamate a giocare un ruolo da protagoniste”.

“Numeri e trend testimoniano il fondamentale ruolo giocato dal calcio italiano nel sistema paese ma anche a livello internazionale, sotto il profilo economico fiscale e sociale”, ha detto il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina. “Sono dati chiari – ha aggiunto – che rendono il calcio per distacco il principale sistema sportivo italiano. All’interno del Coni incidiamo per il 24% di tesserati e per il 22% di società affiliate. Un trend incredibilmente in crescita”. “Mi preme sottolineare”, ha proseguito il numero uno della Figc, “il contributo del calcio italiano sotto il profilo della contribuzione fiscale: 1,2 miliardi di euro è il contributo complessivo che il calcio versa allo Stato italiano. Negli ultimi 11 anni il calcio italiano ha versato 11,4 miliardi di euro al fisco e ha ricevuto 749 milioni di euro: per ogni euro che il governo italiano ha investito nel calcio, ha ottenuto un ritorno di 15,2 euro. Un dato che a mio avviso deve far riflettere un po’ tutti, dando la corretta e giusta dimensione a un movimento che oggi deve presentare alcune traiettorie geometriche, alcuni dati con una valenza oggettiva”.

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