Rai, Articolo 21 approva la riorganizzazione orizzontale per generi voluta da Salini

Articolo 21, storico watchdog del servizio pubblico si schiera a favore della trasformazione della Rai in media company e del modello riorganizzativo prefigurato dal piano industriale dell’ad Fabrizio Salini che alle verticalità delle reti sostituirà l’orizzontalità dei generi.

Renato Parascandolo (foto Articolo21)

E’ quanto è emerso nell’incontro organizzato dall’associazione presieduta da Beppe Giulietti (che era assente giustificato ed ha inviato un messaggio) svoltosi stamattina nella sede del Cnel a Roma e a cui hanno preso parte anche i consiglieri Rai Rita Borioni, Riccardo Laganà e Giampaolo Rossi, il pentastellato commissario della Vigilanza Primo Di Nicola, il sociologo Mario Morcellini commissario di Agcom, e l’analista dei media Francesco Siliato, con giornalisti e dirigenti della Rai oltre che esponenti confederali, di Usigrai e della Federazione della stampa. E’ intervenuto anche Giacomo Mazzone direttore di Eurovisioni che dando una panoramica europea ha raccontato che i servizi pubblici dell’area euro hanno già fatto o sono alle prese con riorganizzazioni e preoccupazioni analoghe a quelle delle Rai.

L’incontro che nasce con l’intento di riaprire il dibattito sulla Rai scomparso dai radar e sarà il primo di un ciclo di incontri che proseguiranno dopo l’estate è stato introdotto da Renato Parascandalo, esponente di spicco dell’Associazione e ex storico dirigente Rai che a Prima spiega perché si deve appoggiare la rivoluzione di Salini. “ “Articolo 21 è molto favorevole alla trasformazione per generi perché – spiega a Prima – l’organizzazione attuale basata sulle reti che risale al ‘75 e che aveva una sua legittimazione nel garantire il pluralismo in regime di monopolio, da almeno trent’anni non ha più ragione d’essere “.

“Mentre tutto il mondo è cambiato – sottolinea Parascandalo – la Rai è rimasta ferma ad una organizzazione che esalta i conflitti interni alle reti e alle testate e non è assolutamente in grado di misurarsi con la concorrenza che non è più solo quella di Mediaset e Sky ma è mondiale”. Al contrario “ il passaggio all’assetto per generi apre la strada alla realizzazione di prodotti multimedia ed è una rivoluzione vera e propria non solo industriale ma anche professionale: significa aggiornamento e formazione professionale e soprattutto la specializzazione del personale che lavorerà all’interno di strutture che operano con competenza su un unico genere articolando poi il prodotto che realizza su tutte le piattaforme”

Momento centrale dell’incontro al Cnel è stato l’intervento di Alberto Matassino, direttore generale della Rai, braccio destro di Salini ed esecutore della riorganizzazione. Matassino ha accettato di sottoporsi a una intervista all’impronta rispondendo alle domande di Parascandalo,

Quanto al come e quando della riorganizzazione: si farà prima la riforma organizzativa o le nomine dei direttori dei generi? Matassino ha risposto con chiarezza: “prima si avvierà il processo delle nuove direzioni e immediatamente dopo saranno fatti le nomine.”

Tranquillo e deciso Matassino ha tenuto a dire quanto lui e Salini credano nelle “potenzialità dell’azienda Rai e nel valore dei suoi dipendenti, e che anche in un panorama di contesto completamente mutato sia l’azienda che in assoluto abbia i fondamentali per vincere certe sfide. L’idea che la Rai sia vecchia rispetto a dei paradigmi di fruizione di media è assolutamente sbagliata mentre al contrario proprio rispetto ad una fruizione del mezzo visivo fluida e variabile solo la rai abbia tutte capacita professionali e di mezzi per affrontare questa sfida. Con questo piano industriale vogliamo mettere la rai in posizione d’attacco e noi con tutte le forze cercheremo di farlo”-

Sottolineando che la Rai non è solo una grande televisione ma anche la più grande azienda culturale del Paese Matassino ha annunciato di preparare insieme a Roberto Natale direttore del segretariato sociale “un grande evento per comunicare tutte le attività di pubblica utilità al servizio del paese che solo la rai fa e può fare”.

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