Ok definitivo della Francia alla tassa contro i big del web. Imposta al 3% sui ricavi locali

Con il definitivo via libera del Senato, il parlamento francese l’11 luglio ha adottato la cosiddetta ‘Taxe Gafa’, l’imposta unilaterale sui colossi digitali del web come Google, Amazon, Facebook o Apple, ma anche realtà come Meetic, Airbnb, Instagram o la francese Criteo.
Secondo le previsioni, la digital tax del 3% farà entrare nelle casse dello Stato 400 milioni di euro già nel 2019 e circa 650 nel 2020. Concretamente, riguarda quelle aziende il cui fatturato derivante dalle attività digitali supera i 750 milioni di euro al livello globale, di cui 25 milioni di euro riconducibili ad utenti situati nel territorio francese.

cco (pixabay)

Il provvedimento ha fatto infuriare l’amministrazione Trump: fino all’ultimo Washington ha tentato di indurre Parigi a fare retromarcia, bollando il provvedimento come “un danno ingiusto e sproporzionato” per le imprese Usa, annunciando l’avvio di un’indagine ad hoc e minacciando la possibilità di nuovi dazi come rappresaglia. Intervenendo in Senato poco prima del voto dei senatori, il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha dichiarato che due storici alleati come Francia e Stati Uniti dovrebbero risolvere i loro diverbi “in modo diverso rispetto alle minacce”. “La Francia – ha avvertito – è uno Stato sovrano, decide e continuerà a decidere in modo sovrano delle sue disposizioni fiscali”. Quindi l’appello agli Usa affinché contribuiscano anch’essi a raggiungere l’agognato accordo internazionale sulla tassazione dei Gafa, idealmente al livello Ocse.

Con il voto, comunque la Francia si impone come pioniere, almeno al livello europeo, su questo tipo di tassazione, anche se la cosiddetta ‘taxe Gafa’ trae ispirazione da un simile disposizione messa in cantiere al livello Ue, poi naufragata a causa delle reticenze di Irlanda, Svezia, Danimarca e Finlandia.

Intanto anche la Gran Bretagna ha preannunciato un progetto per tassare i giganti di internet. L’iniziativa è stata illustrata a Westminster dal viceministro del Tesoro e Paymaster General, Jesse Norman. La proposta britannica – che deve ancora passare al vaglio parlamentare ed essere confermata dal prossimo governo – prevede peraltro d’incidere solo su specifici servizi digitali (motori di ricerca, social network, e-commerce) sui quali il cancelliere dello Scacchiere uscente, Philip Hammond, aveva preannunciato fin da ottobre di voler elevare la tassazione al 2%. “Le grandi aziende del web (oltre i 560 milioni di euro di fatturato annuo) dovranno pagare una tassa proporzionale al numero di utenti britannici”, ha precisato Norman, assicurando che il progetto riflette gli accordi internazionali ed è attento sia “all’equità fiscale” sia alla “competitività”.

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