Inpgi, continuano le tensioni. Crimi: grave che Governo non possa essere presente in Cda

“Prendo atto delle grandi manovre che si stanno facendo su Inpgi. La cassa previdenziale dei giornalisti continua a richiedere un intervento da parte del nostro Governo, ma nei fatti ci viene impedito di essere presenti nel suo Cda: i rappresentanti nominati da Renzi, quindi dal Pd, non mollano la poltrona. Antonio Funiciello, già portavoce di Luca Lotti – quello che intrallazzava a telefono per le nomine dei magistrati – e già capo staff di Gentiloni, è un prodotto del poltronificio Pd che oggi vive a spese dei giornalisti e delle loro pensioni”. Lo sostiene Vito Crimi sottosegretario con delega all’Editoria, accusando il consiglio dell’Inpgi di “impedire” al Governo la partecipazione alla riorganizzazione dell’ente.

Vito Crimi (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

“Oggi lasciano esponenti del Pd a “vigilare” (eufemismo) sulla cassa autonoma, ma poi pretendono che sia questo Governo a dover risolvere i problemi creati da loro. Anche il presidente dell’OdG aveva preso l’impegno di risolvere questo impasse, ma nulla si è successo”, continua Crimi. “È ovvio che i nominati del precedente governo possono rimanere in carica fino alla scadenza del mandato, aprile 2020, ma Inpgi poi non si lamenti se è vittima dei suoi stessi sistemi”. “Il Governo, conclude Crimi, è pronto ad intervenire, ma deve avere una sua rappresentanza all’interno della cassa previdenziale per svolgere le funzioni di controllo e vigilanza che gli competono e per agire concretamente”.

Dall’Inpgi non commentano le parole del sottosegretario grillino a proposito dei rappresentanti governativi nel proprio Cda (uno dalla presidenza del Consiglio dei ministri, l’altro dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) , in quanto essendo designati dal Governo possono essere eventualmente sostituiti esclusivamente dagli stessi uffici che li hanno indicati.

La presidente dell’istituto di previdenza Marina Macelloni, però, ha illustrato oggi in una conferenza stampa il percorso di riforma che l’istituto intende intraprendere per garantire la stabilità dei conti mentre dal governo non trapela la volontà di “commissariare l’Inpgi, né di farlo confluire nell’Inps”.

Marina Macelloni, presidente Inpgi (Foto: Primaonline.it)

Tra l’altro Macelloni ha detto: “Oggi l’Istituto paga per prestazioni pensionistiche circa 600 milioni all’anno: questo è il costo attuale che l’Inps dovrebbe caricarsi, in caso di assorbimento dell’Inpgi, così com’è”, aggravio differente rispetto “ai 150 milioni stanziati nell’ambito della norma” della legge 58 del 2019 (il decreto crescita, ndr), ma “abbiamo capito che il governo non vuole che l’Inpgi non sia più privatizzato”.
Il legislatore, varando la norma del Decreto crescita sull’Inpgi che, da un lato fissa il 31 ottobre come data entro la quale resterà ‘congelato’ il commissariamento dalla Cassa (che presenta un disavanzo di oltre 147 milioni di euro nel 2018, a causa dello squilibrio fra entrate per contributi e spesa per prestazioni, ndr) e, dall’altro, “mette nero su bianco l’ipotesi dell’allargamento” del bacino degli associati ad altre figure professionali del mondo dell’informazione, “ha riconosciuto che non c’è un problema di cattiva amministrazione dell’Istituto, ma di platea”, e ampliarla, ha sostenuto Macelloni, “è l’unica soluzione per garantirne la sostenibilità”.

Questa mattina la presidente dell’Istituto pensionistico dei giornalisti ha annunciato che il consiglio di amministrazione ha approvato un ordine del giorno “che fissa un calendario di riunioni a partire dal 31 luglio, perché la norma ci dice che dobbiamo verificare la possibilità di varare misure che abbiano effetto sulla stabilità dei conti nel medio-lungo periodo”. Il percorso, ha precisato Macelloni, sarà incentrato su possibili provvedimenti “efficaci e non punitivi: non siamo qui per punire un’intera categoria, né per garantire privilegi”.

(Qui un estratto della conferenza ripresa sul sito Inpgi)

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