Le Monde, trattative in esclusiva tra Pigasse e Kretinsky per rilevare la quota di Prisa. I due vicini a diventare primi azionisti del quotidiano

Scossone in arrivo all’interno dell’azionariato di Le Monde. Matthieu Pigasse e il suo socio, il miliardario ceco Daniel Kretinsky, il 16 luglio, hanno annunciato l’avvio di trattative esclusive per acquistare le quote che l’editrice spagnola Prisa detiene nel capitale di Le Monde Libre, azionista di controllo del quotidiano francese.

L’azionariato di Société éditrice du Monde, editrice del giornale parigino e che possiede anche il settimanale Courrier International e Télérama, è suddiviso tra due raggruppamenti: Pôle d’indépendance, con il 25% del capitale, di cui fanno parte gli azionisti storici, lettori, giornalisti e dipendenti del gruppo, e Le Monde Libre (LML), che controlla il 75%. Prisa possiede il 20% di LML, mentre il restante 80% è diviso equamente tra NJJ di Xavier Niel, Le Nouveau Monde di Pigasse e Kretinsky (al primo il 51%, al secondo il 49%) e Berlys Media, in cui sono confluite le azioni di Pierre Bergé, rappresentate da Madison Cox.
Se l’operazione, pianificata per il prossimo autunno, andasse a buon fine, Pigasse e Kretinsky diventerebbero i primi azionisti del giornale, con il 46% di LML.

(compagine azionaria di Le Monde)

Dopo l’ingresso a sorpresa di Kretinsky nel capitale di Le Nouveau Monde nel 2018, questo nuovo possibile rivolgimento sembra essere andato di traverso a Niel, che ha definito la mossa un attacco a lui e al polo indipendente.

Partner di lunga data del quotidiano francese, Prisa, proprietaria del quotidiano di Madrid El Pais, già nel 2018 aveva cercato di ritirarsi dal giornale. “La società di Pigasse) è stata l’unica ad avviare negoziati con noi, mentre gli altri azionisti e il management ci hanno suggerito di ridurre la nostra partecipazione”, ha spiegato un portavoce dell’editrice spagnola.
Secondo il suo entourage, Niel non avrebbe voluto comprare la partecipazione spagnola, per non “stravolgere l’equilibrio” definito nel 2010, quando con Pigasse e Bergé comprò il giornale – all’epoca sull’orlo del fallimento – e soprattutto perché non avrebbe ottenuto diritti aggiuntivi.

Tra l’altro, il possibile cambiamento nell’assetto societario si inserisce in un momento particolare, mentre sono in corso alcuni negoziati tra i tre azionisti di riferimento e il polo che raggruppa giornalisti, lettori e dipendenti per ottenere un diritto di approvazione, secondo cui l’arrivo di un nuovo azionista dovrebbe essere subordinato al loro via libera. Non solo fino ad ora le discussioni non hanno prodotto risultati, ma sembrano destinate a complicarsi ulteriormente.

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