Decreto Dignità, Di Maio contro Agcom: regole sul gioco d’azzardo annacquate. I vertici si dimettano

“A me importa che in Italia ci siano persone che scommettono su sé stesse, non sul gioco d’azzardo. Tanto che a settembre cambieremo i vertici (di Agcom, ndr)”. A scriverlo il vice premier e ministro Luigi Di Maio, che con un post su Facebook ha preso posizione in difese del Decreto Dignità, nella parte che vieta la pubblicità sul gioco d’azzardo, accusando i vertici Agcom, già a fine mandato, di aver “annacquato la norma”.

Luigi Di Maio (Foto Ansa/Claudio Peri)

Nei giorni scorsi, a un anno dall’entrata in vigore del divieto di pubblicità del gioco con vincita in denaro ad opera del Decreto Dignità, l’Agcom aveva inviato al governo alcune considerazioni sulla materia, formulando alcune proposte di riforma, meno punitive dal punto di vista economico per tv e giornali.

“Si stanno mettendo di traverso in tutti i modi”, ha aggiunto Di Maio, a cui ha dato manforte Francesco Silvestri, vicecapogruppo M5S alla Camera”Le leggi, come quella che vieta totalmente la pubblicità sull’azzardo vanno rispettate alla lettera e non annacquate con giochetti delle burocrazie delle authority”, ha affermato in una nota. “Ora sia come forza parlamentare che di governo lavoreremo affinchè una norma che è chiara venga rispettata in tutto e per tutto da tutti i soggetti. I giochetti nell’ombra delle lobby dell’azzardo hanno stancato”, ha concluso.

L’Agcom è “un organismo indipendente – innanzitutto dal potere politico – dotato di propria autonomia decisionale, e non può essere considerato un ufficio di diretta collaborazione di un ministro”. La replica del presidente Angelo Marcello Cardani, in una nota. “Prima di insultare l’Autorità il ministro Di Maio avrebbe dovuto confrontarsi nel merito ed eventualmente collaborare nell’interpretazione dei contenuti della legge”, ha aggiunto.

“Le parole del ministro Di Maio, lanciate su un social network, seppure per rivolgere da ministro critiche ad un’istituzione indipendente risultano completamente distorsive del lavoro dell’Autorità, che ha provato in primo luogo a tenere insieme e dare un senso a differenti disposizioni di legge, sforzandosi di rendere efficace il divieto introdotto dall’art. 9 del d.l. n. 87/2018, anche attraverso una proficua interlocuzione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per poi segnalare – come è accaduto in tante altre occasioni – le difficoltà di coordinamento che impediscono una piena applicazione del divieto di pubblicità nel settore”.

“Spiace che il ministro dello Sviluppo economico utilizzi l’Autorità e il suo operato per lanciare messaggi politici e personali”.

Quanto alla “richiesta di dimissioni dei vertici dell’Autorità, oltre a richiamare la terzietà in difesa dell’indipendenza, vorrei ricordare al ministro che il Consiglio dell’Autorità è scaduto – dopo sette anni – il 24 luglio e, in questa fase di prorogatio necessaria alla continuità dell’esercizio delle funzioni di garanzia, sta sopperendo all’inazione del Parlamento e del governo nelle nomine del nuovo vertice, continuando a prestare il proprio servizio al Paese”. “L’Agcom, ha concluso, è una istituzione di garanzia di tutti i cittadini italiani, i cui criteri di selezione delle competenze e nomina dei vertici attraverso l’azione parlamentare rispondono all’esigenza di rappresentare in modo ampio e corretto la collettività e non singoli interessi”.

 

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