Rai, accordo con Fnsi-Usigrai: via partite Iva, 250 ‘giusti contratti’ giornalistici e nuovo concorso per 90 colleghi

Un accordo “storico”, frutto di un “lungo e faticoso lavoro” grazie al quale adesso 250 professionisti che in Rai svolgono da tempo attività giornalistica avranno un “giusto contratto”. Giornalistico, appunto, e addio alla vita da precari. Un secondo accordo Usigrai-Rai prevede un nuovo concorso pubblico per l’assunzione di 90 giornalisti nella tv pubblica.

Due intese importanti presentate martedì 30 nella sede della Federazione nazionale della Stampa dal segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani, con i vertici della Fnsi e tanti altri soggetti.
Gli accordi sono frutto di una trattativa avviata dall’Usigrai con la Fnsi e le associazioni regionali e con la Rai. Del resto la regolarizzazione dei precari è imposta anche dal contratto di servizio e sollecitata dalla commissione di Vigilanza, con la necessità di innovare la mission multimediale della tv pubblica. E fa anche bene alle casse dell’Inpgi e della Casagit, peraltro.

E’ la schiera delle partite Iva che lavora come giornalista nei programmi di punta delle reti: professionisti iscritti all’Ordine che reggono i talk o l’Infotainment (da Uno mattina a Porta a Porta, da Agorà a Carta Bianca eccetera) e che da persino venti o trent’anni realizzano servizi video o radio, interviste, reportage da inviati, ma senza senza tutele (maternità, malattia ferie, Casagit). A questi si aggiungono gli interni Rai, i programmisti registi, o assistenti al programma che fanno i giornalisti, la formula magica usata da sempre per aggirare l’ostacolo contratto.

Difficile anche quantificarli. E’ stato fatto un “censimento” nelle reti e testate (riservato per tutela privacy) ma i numeri sono cambiati anche per i pensionamenti. Con una certa approssimazione si può dire che sono circa 150-170 giornalisti a partita Iva nei programmi delle reti, e circa 70-80 gli interni Rai; nelle testate chi non ha un contratto giornalistico ma lo è riguarda circa 40 persone, fra P.I e interni. In totale circa 290 professionisti, dei quali 250 ora cambieranno stato, per gli altri (al netto di chi sceglierà di restare così, magari a un passo dalla pensione) si dovrebbero riaprire delle finestre in seguito.

La presentazione nella sede Fnsi

Tempi e criteri – A cavallo dell’estate sarà presentato il bando, verso la fine dell’anno avverrà la selezione che avverrà alla pari: “tutti dentro, senza esclusi”, avverte il segretario Usigrai. Le assunzioni sono divise in due traches: i primi 125 giornalisti nella stagione 2020-2021, gli altri 125 fra il 2021 e il 2022 (per attenuare l’impatto costi sull’azienda). I criteri di selezione: chi negli ultimi 3 anni ha lavorato come giornalista per almeno 21 mesi, o almeno 30 mesi negli ultimi 5 anni (saranno riconosciuti anche i mesi di “fermo” per maternità). Ci saranno tre prove professionali: un colloquio per conoscere il curriculum, una prova su testo radio-tv, una prova facoltativa di lavoro multimediale, la conoscenza dei social e dei nuovi media. Il tetto del compenso è di “80mila euro lordi l’anno, pari al costo per la Rai di un redattore
ordinario”, ha spiegato Di Trapani. ”L’assunzione è con articolo 1 a tempo indeterminato, con
una “novazione” rispetto al passato. Chi è in causa può chiuderla con un accordo aziendale.
Chi invece è a tempo determinato dopo un anno sarà a T.I.

Il concorso – Il concorso per i 90 giornalisti invece avverrà su base territoriale, nelle regioni, ma riguarda tutta la Rai. Saranno escluse le sedi in Lazio, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana (dove non ci sono esigenze o è prevista mobilità interna). Le graduatorie durano 2 anni, a differenza del concorso del 2015, quando avevano scadenza a tre anni. Motivo per cui ha presentato ricorso il Comitato per l’Informazione Pubblica (oltre 100 giornalisti risultati idonei nelle graduatorie 2015, assistiti dall’avv. Vincenzo Iacovino), secondo i quali “la legge di Bilancio 2018 (comma 1096) ha di fatto “soppiantato la graduatoria” – scaduta -, come ha riconosciuto anche il Tar del Lazio con sentenza n. 9347/2019”. Una schermaglia legale messa nel conto e che non pare preoccupare i sindacati, del resto il Tar ha bocciato un altro ricorso del Comitato.

I commenti – Per Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi, si tratta di “un passo importante e non una gentile
concessione, né un accordo calato dall’alto, come ha detto qualcuno”, ha precisato riferendosi ad alcune polemiche dell’associazione stampa romana, ma “frutto di una trattativa lunga e complessa che riconoscerà a 250 colleghi il lavoro giornalistico che svolgono, e ad altri 90 di entrare dalla porta principale”. Un “successo” ottenuto grazie anche a un “lavoro di squadra”, dalla Fnsi all’Inpgi. E, a detta di tutti soggetti sindacali che negli anni si sono confrontati con tanti dg (a partire da Gubitosi), c’è stata una particolare attenzione dell’amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini.

Sul tema del precariato peraltro hanno “martellato” i consiglieri di opposizione, Rita Borioni e Riccardo Laganà, che in conferenza stampa ha fatto presente come avere più risorse interne blocchi “l’aggressione del personale esterno, con collaboratori esterni strapagati. Come e più di prima”, ha detto il consigliere che rappresenta i dipendenti. Un percorso lungo, tracciato 15 anni fa da Roberto Natale allora segretario Usigrai, poi ripreso da Di Trapani con Paolo Butturini, ex segretario di Stampa Romana e con il paziente lavoro della Giunta del coordinamento precari, Paola Moroni e Marco Vignudelli, fino al tavolo che ha portato alla sigla con il nuovo capo del personale Rai, Felice Ventura, il dg Alberto Matassino e alla ratifica nel Cda con una approvazione all’unanimità.

L’accordo, secondo Beppe Giulietti, presidente della Fnsi, “fa onore all’azienda, perché risponde all’Articolo 21 della Costituzione, alle direttive della Vigilanza e al contratto di servizio. Ora, accanto al piano industriale, la Rai presenti anche il piano editoriale”. E, di fronte alla chiusura del governo, Giulietti ha detto che la Fnsi “non parteciperà agli Stati generali dell’editoria finché il sottosegretario Crimi non
leverà dal tavolo i tagli all’editoria, il commissariamento dell’Inpgi e l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti”.

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