Conflitto interessi agenti-produttori, Agcom propone una ‘soft regulation’. Normativa più stringente per la Rai

Agcom ha pubblicato sul suo sito il tanto atteso parere riguardo al conflitto di interessi tra produttori e agenti. Parere sollecitato anche nei giorni scorsi dall’ufficio di presidenza della Commissione di Vigilanza, sul quale si è speso particolarmente il deputato Pd e segretario della stessa bicamerale Michele Anzaldi.L’autorità nel suo intervento sottolinea di aver elaborato, dopo una consultazione pubblica, uno schema di linee guida che definisce “non vincolanti, costituenti uno strumento di soft regulation“, poi sottoposte a una ulteriore consultazione.

“L’intento perseguito dall’Autorità era ed è quello di fornire un vademecum comportamentale e procedimentale; in particolare, con specifico riferimento alla concessionaria del servizio pubblico, l’obiettivo perseguito è quello di prevenire l’insorgere di situazioni che possano compromettere l’economicità e l’efficacia nella gestione delle risorse provenienti dal canone a danno dell’offerta editoriale”.

Angelo Marcello Cardani (foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Dal processo di consultazione, continua l’Authority, sono emerse alcune problematiche “applicative”, come il fatto che la norma, “sotto il profilo della tutela della concorrenza ed in un’ottica di economia di ‘mercato’”, possa apparire “in contrasto con i principi costituzionali sanciti a presidio della libertà di impresa”

Entrando nel merito, “tenuto conto di quanto emerso in sede di consultazione e anche alla luce delle migliori prassi internazionali, si osserva come l’efficacia delle misure di cui il legislatore ha previsto l’emanazione renda necessario, a giudizio di questa Autorità, l’istituzione di un albo degli agenti dello spettacolo che possa essere pubblicamente accessibile ai soggetti interessati”. “L’iscrizione all’albo dovrebbe avere l’effetto di legittimare l’esercizio dell’attività di agente dello spettacolo al ricorrere di determinati requisiti che costituirebbero, quindi, condizioni essenziali per l’iscrizione al medesimo”.

Possibile alternativa all’albo ex novo potrebbe essere l’estensione anche agli agenti dello spettacolo dell’obbligo di iscrizione al Registro unico degli Operatori di Comunicazione (ROC), di competenza dell’Agom.

Per prassi, continua Agcom, “il rapporto tra artisti e agenti dello spettacolo che ne curano gli interessi non è regolato, di norma, da un contratto scritto, fondandosi su di un rapporto fiduciario”. L’autorità ha definito “auspicabile, nell’ottica di una maggiore trasparenza delle dinamiche del settore, l’introduzione della forma scritta per il conferimento dell’incarico di agenzia“.

A questo punto nel documento si fa riferimento diretto alla Rai, avendo aperto la dicussione sul tema la Commissione di Vigilanza. “La norma di legge primaria che ha radicato presso l’Agcom la competenza ad adottare specifiche regole dirette a evitare situazioni di conflitto di interessi tra produttori e agenti che rappresentino artisti e a incentivare la pluralità delle linee editoriali, ha preso le mosse dalla risoluzione della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi adottata in data 27 settembre 2017”.

L’Agcom spiega che “la risoluzione ha la finalità di evitare, attraverso la formulazione di indirizzi specifici, l’insorgere di conflitti di interesse tra produttori e agenti dello spettacolo. In particolare, la stessa mira a prevenire il rischio che la concessionaria pubblica affidi la produzione della propria offerta editoriale a soggetti che, nel rivestire un duplice ruolo, possano incidere sulle scelte editoriali alterando la concorrenza a danno delle maestranze interne e con un utilizzo non efficiente delle risorse pubbliche da canone. Pertanto, appare pacifico che i menzionati indirizzi siano da riferirsi in via esclusiva alla RAI, sia in ragione dell’ambito soggettivo su cui insiste la competenza della Commissione di Vigilanza, sia, a fortiori, per l’oggetto”.

L’Autorithy spiega comunque di aver ampliato “il raggio di azione delle misure volte a prevenire l’insorgere di situazioni di conflitto di interessi tra produttori ed agenti, inserendo una disposizione di carattere molto generale, non limitata al solo caso della concessionaria del servizio pubblico”. E sottolinea ancora: “non può tuttavia sottacersi il fatto che gli indirizzi espressi nella Risoluzione rappresentano un importante ed inderogabile apparato di regole comportamentali solo per la concessionaria del servizio pubblico; gli stessi, ove estesi tout court ai soggetti privati che non sono sottoposti gli stringenti vincoli di finanza pubblica connessi al gettito da canone, rischierebbero di apparire sproporzionati”.

“Merita infine segnalarsi come in nessun altro Paese europeo sia stata introdotta una normativa analoga,
sicché il confronto internazionale non offre, sul tema, alcuna utile indicazione”, conclude l’autorità.

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