La politica non vota: allarme paralisi delle Authority

Sarà a causa dei litigi tra la Lega e i 5 Stelle e delle difficoltà di trovare un accordo tra le forze politiche, ma alla Camera e al Senato non si riesce a procedere al rinnovo dei vertici delle Autorità di Privacy e di Agcom. Nove poltrone su cui trovare un accordo trasversale tra i partiti oltre che all’interno della coalizione di governo.

Le candidature si fanno e si disfano in un clima di rissa e di confusione mentre si corre dritti verso
la crisi totale dell’operatività di due importatissime Autorità indipendenti.

Il 18 giugno è scaduto il governo del Garante della Privacy, mentre il collegio di Agcom formato dal presidente Angelo Marcello Cardani e da quattro commissari, ha terminato il mandato il 24 luglio. Per rinnovare i due organismi si richiede che i nuovi commissari (quattro per la Privacy e quattro di Agcom)
siano eletti da Camera e Senato. Ma ad oggi il voto non c’è stato e ieri, dopo il nulla di fatto alla riunione dei presidenti dei gruppi parlamentari della Camera, si è dissolta anche l’ultima speranza di trovare uno
spazio la prossima settimana, l’ultima settimana di lavoro del Parlamento prima che chiuda per ferie.

Nel collage (foto Ansa): sopra, da sinistra Angelo Marcello Cardani, Matteo Salvini, luigi Di Maio, Elisabetta Casellati; sotto, Nino Rizzo Nervo, Antonello Giacomelli, Massimo Sarmi, Antonello Soro

Alla Privacy la situazione è diventata emergenziale e apre scenari inediti. Per legge i vertici scaduti delle Authority possono continuare ad operare a pieno regime per sessanta giorni dalla fine del mandato, ma tassativamente non oltre i due mesi: così il Garante Privacy il 18 agosto sparirà, a meno che il governo non si inventi un qualche strumento di intervento, decreto o emendamento, che cambi la legge.
Tanto che fiutato il clima il presidente Antonello Soro una settimana fa ha mandato una lettera ai presidenti del Senato e della Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, lanciando l’allarme sul futuro
prossimo della Privacy e sollecitando delle soluzioni. Lettera letta durante la riunione dei capigruppo della Camera che ieri pomeriggio si sono riuniti per stabilire l’agenda dei lavori, facendo pressioni sulla
Casellati perché il Senato mettesse in calendario il voto sulle Authority anche la prossima settimana.

Ma non c’è stato niente da fare. Casellati non è stata disponibile: come mai?

L’Agcom ha un po’ più di respiro perché il vecchio vertice sarà in carica fino al 24 settembre. Ma la data del voto non c’è e, si naviga nell’incertezza. E c’è il rischio che alla fine anche l’Autorità che arbitra i mercati
dei media e delle tlc possa andare in dissolvenza.

Tra le candidature per la successione di Cardani è uscito il nome di Massimo Sarmi, ex amministratore delegato di Poste, già direttore generale di Telecom e oggi vice presidente di Sia, grande esperto di
tecnologie e digitale, gradito alla Lega, è stato ascoltato dall’attivissimo presidente leghista della commissione Trasporti Giampiero Morelli che ha chiamato in audizioni riservate anche altri personaggi.

Tra le ipotesi del mancato voto sulle Authority c’è chi vede lo zampino di Matteo Salvini contrario a candidare all’Agcom un presidente gradito a Forza Italia (leggi Mediaset) che però sull’Autorità non ha
intenzione di mollare la presa. Questa situazione di contrasto all’interno del centro destra potrebbe spiegare la decisione della Casellati di bloccare le decisioni in Senato.

Ma a rallentare le nomine ci sono anche i Cinquestelle in fase di ripensamento: si diceva che si sarebbero accontentati della presidenza della Privacy, lasciando alla Lega la presidenza di Agcom. Il battibecco che all’inizio della settimana c’è stato tra il vicepresidente Luigi Di Maio il presidente Cardani sul decreto dignità e il tema della pubblicità del gioco d’azzardo, ha fatto capire che i grillini terranno duro anche sulla
Autorità delle comunicazioni, soprattutto in chiave anti Mediaset.

Le nomine alle Authority fanno litigare anche i democratici. Il partito di Zingaretti ha deciso
di optare per un posto in Agcom ma è spaccato sui candidati. Luca Lotti e i renziani potendo contare sulla maggioranza all’interno dei gruppi parlamentari Pd, hanno designato Antonello Giacomelli, parlamentare in carica, vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai ed ex sottosegretario alle Comunicazioni.
Il segretario Zingaretti e il presidente del partito Paolo Gentiloni puntano invece su Nino Rizzo Nervo (ex direttore del Tg3 e TgRegioni, per due volte consigliere di amministrazione della Rai e già vicesegretario generale della presidenza del Consiglio), esperienza professionale ed equilibrio politico.
Il Pd rischia l’autogoal infatti senza un accordo tra i renziani e chi sta con Zingaretti perderà il posto
all’Autorità.

E a dare un sapore diverso all’occupazione di Privacy e Agcom è partito anche il treno delle quote rose con una petizione al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato perché nella nomine di
Agcom e Privacy si tenga adeguatamente conto della componente femminile. In pista viene segnalata Laura Rovizzi, economista esperta di regolazione e di comunicazione fondatrice e amministratore delegato di Open Gate Italia, un lungo e onorevole curriculum come ricercatore senior alla London Business School e alla Columbia University di New York, manager in Olivetti, Omnitel, Enel e infine Wind
Telecomunicazioni, dove è stata responsabile della direzione Internet e multimedia, direttore del portale Libero, e infine direttore della Pianificazione Strategica.

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