Campo dell’Orto: Rai e Mediaset unite contro Netflix. Serve progetto con taglio nazionale, guidato dal servizio pubblico

Un’alleanza della televisione italiana che metta insieme Rai a Mediaset, per evitare che restino schiacciati dai colossi della televisione digitale globale come Netflix. Questa la proposta che l’ex direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, lancia in un’intervista pubblicata su La Stampa il 4 agosto. “Google, Facebook e Amazon contano di realizzare nel 2020 oltre 100 miliardi di ricavi pubblicitari, mentre solo nel 2018 hanno speso 50 miliardi in Ricerca e Sviluppo. Netflix spende un miliardo di dollari al mese nella produzione di contenuti e vince il Leone d’oro”, ha rilevato l’ex dg Rai, aggiungendo: “sono cifre immense: bisogna capire cosa significa entrare in una dinamica di confronto con loro, cosa comporta costruire un campione europeo e perché può essere importante farlo”.

Antonio Campo (Foto ANSA/GIORGIO ONORATI)

“La differenza di contenuti fra modello gratuito e a pagamento è netta. Dopo Netflix e Amazon Prime, è l’anno di AppleTV+ e Disney Plus. Le loro offerte fanno leva in primis su contenuti esclusivi, originali e globali”, spiega Campo Dall’Orto, secondo cui l’unica cosa che si può fare “è valutare se in ambito europeo c’è spazio per una aggregazione che offra alternative a chi consuma contenuti”.
Tenendo sempre presente però che “non si può parlare di un vero mercato continentale”. “Italiani e francesi, quando acquistano contenuti a pagamento o guardano film e serie, consumano prodotti differenti. Il taglio allora deve essere anzitutto nazionale. Anche perché gli unici in grado di proporre contenuti globali sono i gruppi con una rilevante capacità di investimento”, rimarca.

Questa sfida secondo il manager può avere due forme. La prima “è quella delle alleanze industriali europee”; la seconda è “un’aggregazione fondata sulla propria cultura di riferimento, un soggetto nazionale che metta insieme tutti i player rilevanti, nel nostro caso italiani”.
Per Campo Dall’Orto “un simile progetto non può che essere guidato dal servizio pubblico”.

“Quando ero alla Rai la mia strategia era orientata allo sviluppo di una piattaforma che fosse tecnologicamente e quantitativamente significativa (Raiplay) come alla produzione di fiction originali con una vocazione internazionale, quale L’Amica Geniale. Se questo è l’obiettivo, non c’è motivo per cui non si possa stare tutti in un luogo che accolga la totalità dei prodotti e che includa anche La7 e la produzione originale di Discovery. Certo, a patto che ci sia abbastanza forza per tutelare i diritti delle aziende singole”.

Ma per far stare in piedi con un progetto così, continua Campo dall’Orto, bisogna “unirei tutte le forze perché è necessario ampliare la scala. Servono certo chiare regole di ingaggio, perché chi offre contenuti gratuiti deve occupare una posizione distinta. Vuol dire non impegnarsi solo su un intrattenimento facile. Dato che Facebook ha 1,7 miliardi di utenti unici quotidiani nonostante i problemi avuti, e gli Over the Top venderanno la pubblicità digitale ad un prezzo sempre minore, per i soggetti tradizionali diventerà sempre più arduo arginare la loro ascesa”.

Infine un riferimento alla sua esperienza in Rai. “Se guardo indietro, posso solo rivendicare di aver provato a combinare innovazione e competenze per sviluppare un servizio pubblico adatto a una società che fatica a stare insieme”, dice, per poi aggiungere: “il canone è il modo per consentire al servizio pubblico di svolgere un ruolo di coesione sociale mentre la società è sfidata da una radicale trasformazione digitale”.

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