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Dal 2013 calo generale per la radio in Ue. Dati Ebu: le emittenti pubbliche tengono tra i più giovani

Nel 2018 i cittadini europei hanno ascoltato la radio per circa 2 ore e 22 minuti ogni giorno. E’ il dato che emerge dall’analisi sull’audience radiofonica nel vecchio continente realizzato dall’European Broadcasting Union [1], secondo cui il tempo speso dai più giovani (15-24 anni) è più basso, pari a 1 ora e 26 minuti.
Facendo un confronto con 5 anni fa, l’ascolto nel primo caso si è ridotto di circa 14 minuti, nel secondo di 20 minuti.

A essere raggiunti dal mezzo radiofonico sono l’84% degli abitanti del vecchio continente e l’81% dei più giovani. Anche in questo caso, rispetto al 2013 la fetta di pubblico si è assottigliata dell’1,7% tra gli adulti e del 4,3% tra i più giovani.

Guardando nello specifico gli ascolti registrati dai servizi pubblici, la radio raggiunge settimanalmente il 45% dei cittadini Ue (-2,5% rispetto al 2013) e il 31% dei più giovani (-2,9% in 5 anni). Nel caso degli ascoltatori più adulti il calo risulta essere più marcato per il servizio pubblico, al contratio tra i più giovani la tenuta è stata maggiore.

Se nel caso della tv [2] la maggior parte dell’offerta di contenuti del servizio pubblico si concentra sulle news, in radio a fare la parte del leone sono i programmi musicali, che rappresentano il 44% del totale della proposta. Seguono le news al 21%, le trasmissioni legate a contenuti locali (12%), quelle divulgative, su arte, cultura e scienza (9%). Chiudono i programmi di intrattenimento, all’8%.