Dall’algoritmo alla policy sulle pubblicità. Ecco perchè i conservatori Usa non si fidano più di Facebook

Nonostante il panorama informativo negli Stati Uniti sia estremamente ampio, i conservatori si sono sempre sentiti in qualche modo esclusi. Non solo nei media, che per la maggior parte presentano tendenze distanti da quelle dei repubblicani, ma anche nelle università dell’Ivy League, o nel mondo patinato di Hollywood. Per questo motivo, da quando Facebook ha fatto la sua entrata in scena nel 2008, i conservatori lo hanno accolto con piacere, pensando di aver trovato finalmente un posto che consentisse loro di esprimere le proprie opinioni. Ma con il passare degli anni – e delle politiche di moderazione attuate da Menlo Park – si sono sentiti discriminati e traditi da quella piattaforma che prometteva libertà di parola.
Nel 2016 i dipendenti di Facebook erano stati accusati di nascondere o limitare la diffusione sulle timeline di articoli e contenuti di ispirazione conservatrice, e nell’aprile 2018 il Congresso aveva ripreso il fondatore e numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg, per pregiudizi anti-conservatori dopo che erano state bloccate pagine e account.

A raccontare la storia è il Wall Street Journal, con un fondo firmato da Jon Kyl, ex senatore repubblicano dell’Arizona, che è stato incaricato da Facebook di condurre un’indagine tra i conservatori per capire quale sia l’immagine che hanno del social network. Da maggio 2018 sono stati intervistati 133 conservatori che usano e conoscono la piattaforma, selezionati con ampi criteri per poter includere più visioni possibili: dalle organizzazioni focalizzate sui valori cristiani a quelle incentrate sulla politica fiscale, o sulla libera espressione.

Il quartier generale di Facebook a Menlo Park (Foto Ansa – EPA/PETER DaSILVA)

Dall’indagine è emerso che le preoccupazioni dei conservatori ruotano intorno a sei macro-contenitori:
1. la distribuzione dei contenuti e gli algoritmi. Secondo gli intervistati infatti gli algoritmi cui Facebook ricorre per la diffusione dei post e delle pagine è pensata per discriminare il pensiero conservatore.

2. la policy che regola i contenuti. Le regole del social network impongono il divieto di usare parole d’odio, contenuti a sfondo sessuale, crudeltà e violenza, ma dall’indagine è emerso che molti dei repubblicani pensano che alcune di queste “etichette” si siano evolute in maniera troppo rigida, specialmente quelle relative ai discorsi d’odio.

3. l’applicazione dei contenuti. Stando a quanto riportato dagli intervistati, è diffuso il timore che le convinzioni personali dei dipendenti della piattaforma addetti al controllo dei contenuti possano censurare senza criterio i post, le pagine e gli account repubblicani. Molti di loro inoltre pensano che i loro appelli vengano considerati di minor peso rispetto quelli di organizzazioni più importanti.

4. la policy che regola l’advertising. Dopo la minaccia di interferenza russa durante le elezioni presidenziali del 2016, Facebook ha stabilito norme più restrittive per la sponsorizzazione di contenuti da parte di organizzazioni riconducibili alla sfera politica. Molti intervistati si sono lamentati del fatto che questa nuova regola avrebbe messo a repentaglio il loro status di organizzazioni no-profit.

5. il processo per poter avviare le sponsorizzazioni. Conseguentemente al cambio delle norme relative all’adv, i vari passaggi per ottenere il via libera sulla pubblicità sul social network hanno subito un rallentamento importante. Per i conservatori questo è nato per limitare l’eventuale successo di un politico repubblicano sui social sulla scia di quanto accaduto con Trump nel 2016.

6. la mancanza di punti di vista diversi nella forza lavoro di Facebook. Una critica che è emersa durante l’indagine riguarda il fatto che la maggior parte dei dipendenti dell’azienda ha lo stesso orientamento politico, opposto a quello conservatore.

In seguito alle ricerche portate avanti da Kyl e dal suo team, Facebook ha introdotto diversi cambiamenti. Viene privilegiata la trasparenza nelle azioni, grazie a strumenti che ora consentono agli utenti di comprendere meglio perché e in che misura un determinato contenuto viene visualizzato sul newsfeed del social network.
Per quanto riguarda le pagine, i gestori possono vedere per quale motivi l’azienda ha eliminato dei contenuti o ne ha ridotto la visibilità. Inoltre sono state assunte quattro persone che dovranno occuparsi esclusivamente dei rapporti con le piccole organizzazioni.
Sono state riviste poi alcune norme che regolavano le immagini scelte per l’adv, rendendo possibile pubblicare foto che ritraggono pazienti ricoverati (anche in gravi condizioni di salute) per permettere maggior visibilità ai post di alcune associazioni pro-vita.

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