Huawei: anche la divisione Italiana e il laboratorio di Milano nella lista nera Usa

L’ultima tornata di 46 “entità” di Huawei finite nella lista nera del Commercio Usa ha registrato l’inserimento di Huawei Italia e del centro ricerche di Milano, uno degli 11 laboratori colpiti a livello globale.

Il nuovo capitolo dello scontro tra Washington e il colosso delle tlc cinese non ha grandi riflessi pratici sull’attività delle due unità italiane, ma ha invece un potenziale risvolto politico, mettendo Roma in una situazione più complicata quando si tratterà di decidere sul futuro della tecnologia 5G. Huawei, con ingenti investimenti, sta sperimentando il nuovo standard in due aree pilota (Bari-Matera e Milano), mentre la più piccola rivale cinese Zte lo sta facendo a L’Aquila-Prato.

Il logo di Huawei (Foto Ansa – EPA/JENS SCHLUETER)

L’amministrazione Trump sta facendo un forte pressing sugli alleati: il segretario di Stato Mike Pompeo ha ribadito ieri il messaggio Usa, “privo di ambiguità”. La minaccia di avere sistemi di tlc cinesi “all’interno delle reti americane o all’interno delle reti di tutto il mondo è un rischio enorme, un rischio alla sicurezza nazionale. La nostra missione – ha affermato Pompeo in un’intervista alla Cnbc – è di trovare un modo per ridurlo, il più possibile”.
Gli Stati Uniti hanno affermato che i prodotti Huawei comportano il rischio di consentire alle autorità cinesi di spiare gli attraverso backdoor, porta di accesso, ipotesi negata ripetutamente dalla compagnia.
La decisione dell’amministrazione Trump, annunciata lunedì a sorpresa, ha però esteso anche per altri 90 giorni la possibilità per il colosso di Shenzhen di acquistare prodotti specifici da compagnie americane prima che scatti il bando totale.

Il laboratorio di Milano, citato nell’apposita sezione del sito web del Dipartimento del Commercio Usa, è importante perché è stata la prima struttura di ricerche globale di Huawei ed è guidata da uno dei più noti scienziati del gruppo, Renato Lombardi, impegnato nello studio delle tecnologie delle microonde applicate alla comunicazione mobile e satellitare. Il centro, che si trova a Segrate, è stato aperto nel 2008, prima come di competenza e poi trasformato nel 2011 in uno di ricerca globale, dedicato allo sviluppo delle onde ad alta frequenza, con solidi legami di cooperazione con 14 università italiane. Attualmente, vi lavorano un centinaio di dipendenti ad alta specializzazione.

La mossa di Washington ha portato a più del 20% il totale dei centri di ricerca e sviluppo (R&D) e di innovazione del gruppo nella lista nera del commercio Usa, puntando a colpirne la capacità d’innovazione. Sono circa 90.000 i dipendenti di Huawei della ricerca e sviluppo, pari al 45% della forza lavoro totale. Nel 2018 le risorse R&D sono state 101,5 miliardi di yuan (14,37 miliardi di dollari), il 14,1% dei ricavi. Negli ultimi 10 anni, il capitolo ha visto una spesa di oltre 480 miliardi di yuan.

L’ultima stretta ha spinto il fondatore e Ceo Ren Zhengfei ad affermare che Huawei è di fronte “a una crisi tra la vita e la morte” per le pressioni dell’amministrazione Usa, descrivendo in un memo ai dipendenti la situazione come una “battaglia”.
In una nota la società ha accusato gli Stati Uniti di aver preso delle decisioni per “motivazioni politiche” che nulla hanno “a che vedere con la sicurezza nazionale”.

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