Usa 2020, stretta di Facebook sugli spot politici: richieste verifiche e conferma su identità di chi paga

Facebook ha annunciato regole più rigide per la pubblicità a sfondo politico in vista delle elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti. Chiede insomma più trasparenza rispetto a chi paga gli spot elettorali o contenuti che trattano temi sensibili. Come racconta il Washington Post, il timore di Fb è che si verifichino degli utilizzi illeciti della piattaforma, come era accaduto nelle elezioni del 2016 con le interferenze russe e lo scandalo Cambridge Analytica.

Attualmente Facebook chiede l’identità di chi fa pubblicità politica e da settembre chiederà ai compratori di spazi di includere negli spot ulteriori informazioni su chi finanzia la pubblicità politica. Gli addetti alle campagne politiche potranno inviare il proprio numero di identificazione fiscale o registrare i propri dati alla Federal Election Commission, consentendo a Facebook di etichettarli come “confermati” nel suo archivio. Lo stesso varrà anche per Instagram, di proprietà dello stesso gruppo.

(Foto Ansa – EPA/GARY I ROTHSTEIN)

Per chi è interessato ad avere più informazioni sui finanziatori delle campagne elettorali dovrà rivolgersi come sempre alle fonti istituzionali, che però da decenni non modificano le norme sui finanziamenti. Secondo le dichiarazioni di Katie Harbath, responsabile relazioni pubbliche di Facebook, il social network “non ha alcun potere legale” per reperire altre informazioni, e, di conseguenza, sta “spingendo” perché il governo decida una maggiore regolamentazione.

Non sono solo le inserzioni pubblicitarie a essere al centro dell’attenzione di Facebook, ma anche tutti i post su temi caldi come ad esempio l’immigrazione, il controllo delle armi negli Stati Uniti e il cambiamento climatico che, ancora gestiti con una policy non chiara, avevano provocato alcuni problemi. In più, l’azienda ha dichiarato che d’ora in avanti ci sarà un rigido controllo su quei post che invitano a rinunciare al voto.

Le elezioni del 2020 saranno per l’industria tecnologica un banco di prova per dimostrare quanto sono riusciti a migliorate le proprie difese rispetto alle presidenziali del 2016. I regolatori vogliono essere certi che le piattaforme abbiano lavorato sulla sicurezza, in previsione degli attacchi online.

Nonostante le novità messe in campo dai big tech, non mancano le critiche e i bug da risolvere. I ricercatori di Mozilla che hanno studiato quanto è accaduto per le elezioni del Parlamento europeo del maggio 2019, hanno riscontrato ad esempio numerosi problemi nel tentativo di analizzare l’archivio di Facebook. All’inizio di quest’anno, un’inchiesta di Vice aveva mostrato come alcuni giornalisti fossero stati in grado di creare e caricare annunci politici che sembravano essere “pagati” dal vicepresidente Pence e dallo Stato islamico. I post fasulli sono stati subito rimossi dalla piattaforma di Zuckerberg, ma i problemi relativi all’archivio rimangono.

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