Zuncheddu (Unione Sarda) sui cori razzisti allo stadio: difendiamo i tifosi dalle distorsioni della realtà

Il razzismo non centra nulla. Lo sottolinea l’editore dell’Unione sarda, Sergio Zuncheddu, intervenendo sull’episodio che ha coinvolto domenica sera il giocatore dell’ Inter Romelu Lukaku durante la partita al Sardegna Arena. “Io ero presente e non ho percepito – spiega in una nota pubblicata oggi sulla prima pagine del quotidiano – alcuna volontà di denigrare o offendere il giocatore interista per il colore della pelle, cosa che avrebbe suscitato in me e nel resto dei presenti la più alta riprovazione, ma, semplicemente, l’espressione di una partecipazione appassionata assimilabile ai cori e ai fischi verso la squadra avversaria, parte della coreografia tipica delle partite di calcio molto sentite”. Zuncheddu stigmatizza “la meschina propensione di taluni di distorcere la realtà per alimentare una sorta di vittimismo peloso per farci passare, in Sardegna, per quello che non siamo: razzisti. D’altra parte la nostra storia lo dimostra: basti pensare al mitico Nenè, un giocatore straordinario di colore amato e ricordato ancora con affetto dalla tifoseria del Cagliari calcio. Difendiamo i nostri tifosi da chi li vuole dipingere per quello che non sono e non temiamo di andare controcorrente – conclude – se siamo convinti dei valori nei quali noi tutti ci riconosciamo, tifosi e non tifosi”.

Sulla vicenda interviene con un fondo in prima pagina anche il direttore de L’Unione Sarda, Emanuele Dessì: “Quindici, venti idioti non fanno una Curva. Non fanno uno Stadio. Non fanno un Popolo – scrive -. Eppure sui sardi è piovuto altro fango. Non tanto per il colore della pelle, quanto della maglia. Domenica sera nerazzurra. Nel recente passato bianconera, celeste, rossonera. Tifosi recidivi, quei pochi idioti del buuu? Nel dubbio, andrebbero comunque presi a calci nel sedere. Ma nei salotti (a pagamento) del calcio e nelle tribune della stampa sportiva tricolore, per fare notizia, si spara nel mucchio”. Dessì aggiunge che “se fosse successo in un qualsiasi Lecce-Cagliari o Brescia-Verona, i commenti graffianti nei salotti tv sarebbero morti come i vagiti. Nella culla. Ma c’era l’Inter, c’era Lukaku, c’è da campare due settimane senza Serie A. No, non fa notizia la prima scuola del tifo in Italia aperta proprio alla Sardegna Arena. E non hanno fatto notizia gli insulti volgari rivolti dai tifosi nerazzurri alla signora Icardi, o i cori «pecorai, pecorai» rivolti domenica sera ai sardi. Non ci toccano, siamo orgogliosi di essere un Popolo di Pastori. Ecco, servirebbe un po’ di disincanto tra chi guadagna milioni in mezzo a un campo di calcio. E tra chi ne esalta le gesta”.

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