Mediaset: via libera al nascita di Mfe. Vivendi attacca: progetto senza fine industriale ben definito

Via libera dalle assemblee di Mediaset e Mediaset Espana al riassetto in Mfe – Media For Europe, holding olandese in cui confluiranno tutte le attività del gruppo, compresa la partecipazione del 9,6% in ProSiebenSat1. Ora gli azionisti delle due società in fusione avranno 15 giorni in Italia e un mese in Spagna per esercitare l’eventuale recesso.

Presentato il giugno scorso, il progetto – al quale serviva il sì dei due terzi degli aventi diritto – ha ottenuto a Cologno i voti favorevoli sostenuti da Fininvest, pari al 78% dei presenti, i contrari con Vivendi il 21%.

 

All’assemblea italiana era presente il 62,58% del capitale del gruppo: Fininvest conta circa il 45,8%.
Prima dell’inizio dei lavori il Cda di Mediaset ha deciso di non opporsi all’esercizio dei diritti di voto di Vivendi – che detiene il 9,9% dei diritti di voto e ha già annunciato la sua opposizione a Mfe – e di opporsi invece alla richiesta di votare arrivata da Simon Fiduciaria, che aveva depositato il suo 19,9%, non consentendo a quest’ultima l’accesso ai lavori dell’assemblea.

“A nostro giudizio né Vivendi né Simon Fiduciaria possono partecipare all’assemblea di Mediaset, ma prendiamo atto che il Tribunale ha accolto il ricorso di Vivendi. E’ una decisione che non condividiamo, ma a cui ottemperiamo”, ha spiegato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, aprendo l’assemblea.

L’assemblea degli azionisti 2019 del Gruppo Mediaset
(Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

No da Vivendi – Vivendi ha ribadito il suo no al progetto, sia durante l’assemblea, rappresentata da Caroline Le Masne de Chermont,responsabile degli affari legali, che in una nota, nella quale ha definito l’assemblea straordinaria degli azionisti di Mediaset “illegale perché il suo consiglio di amministrazione ha impedito a Simon Fiduciaria di votare, basandosi su un’interpretazione della legge italiana sui media che è contraria ai trattati Ue”, e preannunciando la sua intenzione di usare “qualsiasi ricorso legale in tutte le giurisdizioni e i Paesi pertinenti per contestare la legalità del progetto della nuova struttura, sia in base alle leggi nazionali che europee”.

“Perfino l’amministratore delegato di Mediaset ha ammesso che l’operazione è pensata a fini esclusivamente di governance: il fine è solo quello di consentire a Fininvest di determinare i consiglieri e di controllare tutte le delibere della società incorporanda”, ha affermato Le Masne, motivando nell’assemblea del Biscione il voto contrario del gruppo francese. “La ristrutturazione transfrontaliera e la fusione proposta non hanno un fine industriale ben definito. Le operazioni del gruppo in Italia e Spagna rimarranno tali e quali”, ha rimarcato.

Le repliche e i commenti – “Non credo che si possa genuinamente dubitare che sia un progetto mosso esclusivamente da finalità industriali”, la replica di Confalonieri, presidente di Mediaset. “Lo abbiamo scritto e lo abbiamo dimostrato nei fatti investendo una cifra significativa in Prosiebensat1. Con loro – ha aggiunto – e con altri operatori di primo piano abbiamo già avviato dialoghi promettenti per un futuro paneuropeo”, ha affermato Confalonieri che poi successivamente ha aggiunto: “Il progetto industriale è proprio quello che quel concorrente ha sempre dichiarato di voler realizzare per sé e da sé, per questo si oppone con tanta veemenza”.

“Crediamo che questa trasformazione sia essenziale per affrontare senza timori la sfida di un mercato globale e creare valore per tutti gli azionisti”, ha affermato Fininvest intervenendo con il direttore affari societari Rolando Vitrò. “Vivendi ha fatto di tutto per acquisire il controllo di Mediaset, anche avanzando offerte a più riprese, per diventare lei, e non Mediaset, un player paneuropeo con attività in tutti i Paesi dell’Europa del sud”, ha aggiunto. “Fininvest non farà mancare il proprio supporto di azionista fedele e di lungo termine, sperando di incontrare compagni di viaggio con la propria stessa etica degli affari”, ha spiegato poi confermando “il pieno supporto al progetto”. “Nella nostra qualità di azionisti di controllo ne condividiamo la finalità industriale, ossia quella di trasformare Mediaset in un grande operatore paneuropeo”.

Pier Silvio Berlusconi

“Sono ovviamente soddisfatto”, le parole di Pier Silvio Berlusconi. L’amministratore delegato di Mediaset ha spiegato di non essere “per nulla preoccupato” di possibili ingenti recessi dall’operazione MediaforEurope anche perché “siamo convinti che Vivendi non abbia alcuna intenzione di recedere”. Nel caso comunque i francesi recedano, “siamo tranquilli in quanto ci sono altri investitori pronti a entrare in campo”, ha aggiunto parlando con i giornalisti accusando Vivendi di essersi “contraddetta” nelle sue dichiarazioni.
“All’inizio ha sostenuto che non c’era un progetto industriale, poi alla fine ha detto che avrebbe votato sì se non fosse stato per ragioni di ‘governance’. C’è stata una forte contraddizione nelle loro dichiarazioni”. Il riferimento è alle parole di Le Masne secondo cui se ci si fosse “basati su valori di ‘governance’ appropriati” e si fosse puntato “alla creazione di valore per tutti gli azionisti”, Vivendi avrebbe approvato l’operazione”.
“Il mercato comunque ha votato più con noi”, ha chiosato Berlusconi. A sostegno delle sue affermazioni, secondo i primi calcoli, oltre a Fininvest ha votato a favore il 4,94% del capitale presente, mentre il 3,72% si è schierato contro, con Vivendi.

Infine, per quanto riguarda gli scontri legali tra Vivendi e Mediaset, è prevista per il 15 settembre 2020  la prossima udienza della causa miliardaria intentata di fronte al Tribunale di Milano dalla holding tv e Fininvest contro la media company francese per il mancato acquisto di Premium. Nel marzo scorso il giudice Daniela Marconi aveva preso tempo anche per la presentazione di molti documenti delle parti.

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